Microsoft offre l’uscita volontaria al 27% dei dipendenti, ma non esclude nuovi licenziamenti
Microsoft non fissa un obiettivo di uscite e non include l’Italia tra i Paesi interessati. La prossima trimestrale del 28 ottobre potrà chiarire il costo del piano e l’impatto sui margini.
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La nuova offerta di uscita volontaria di Microsoft non è un licenziamento automatico di massa, ma è il segnale più netto finora di come il gruppo di Redmond stia cercando di rendere più flessibile la propria struttura mentre finanzia una delle più costose corse infrastrutturali dell’era dell’intelligenza artificiale. La società ha pubblicato lunedì 26 ottobre 2026 una comunicazione interna firmata da Amy Coleman, executive vice president e chief people officer, spiegando che il programma riguarda dipendenti idonei nelle organizzazioni che partecipano all’iniziativa e offre loro la possibilità di lasciare l’azienda “con supporto” mentre le unità aziendali adattano la forza lavoro a nuove esigenze operative, secondo la nota ufficiale pubblicata sul blog di Microsoft.
Il numero chiave, confermato da più testate dopo il memo interno, è circa 60.000 persone. Tom’s Hardware, partendo dal report di CNBC, riporta che l’offerta copre dipendenti negli Stati Uniti, in Canada, in India e nel Regno Unito fino al livello interno 70 incluso, pari a circa un quarto della forza lavoro globale di Microsoft, che nel bilancio annuale più recente era indicata in 223.000 dipendenti a tempo pieno al 30 giugno 2026. La ricostruzione è coerente con quanto scritto da Tom’s Hardware, Associated Press e GeekWire.
Chi può aderire e che cosa offre davvero il piano
Il programma si chiama Voluntary Exit Offer, abbreviato VEO. Non riguarda tutte le divisioni e non si applica automaticamente a chiunque lavori per Microsoft nei quattro Paesi citati. Secondo GeekWire, sono inclusi team partecipanti e dipendenti fino al livello 70, una soglia che può comprendere general manager e alcune figure con titolo di vicepresidente, ma non i corporate vice president; non ci sono requisiti di età o anzianità, a differenza del precedente piano di pensionamento volontario. La società ha anche spiegato che la partecipazione varia in base a priorità di business, impegni verso i clienti e fabbisogni organizzativi, un passaggio confermato dalla copertura di TechCrunch.
La differenza più rilevante rispetto a un licenziamento è la volontarietà della scelta. I dipendenti idonei ricevono i dettagli via email e possono decidere se accettare. Secondo GeekWire, il pacchetto è sostanzialmente equivalente alla liquidazione standard di Microsoft: retribuzione base calcolata su anzianità e livello, prosecuzione temporanea del vesting azionario, copertura sanitaria per un periodo definito e servizi di transizione professionale. Non includerebbe invece l’estensione sanitaria che aveva reso più appetibile il programma di pensionamento volontario di primavera.
Le scadenze non sono marginali. CRN riporta che i dipendenti coinvolti hanno tempo fino a dicembre per decidere e che chi aderisce lascerà Microsoft il 31 dicembre 2026. La stessa fonte cita aree non partecipanti o solo parzialmente coinvolte, tra cui alcune organizzazioni di vendita, marketing, ingegneria e funzioni corporate. Questo rende il numero di 60.000 una platea potenziale, non una previsione di uscite effettive, come specificato anche nella ricostruzione di CRN.
Il confronto con il piano precedente mostra il salto di scala. In aprile Microsoft aveva offerto il primo programma di pensionamento volontario della sua storia a circa 8.750 dipendenti statunitensi di lungo corso, secondo GeekWire: il nuovo VEO raggiunge quindi una platea quasi sette volte più ampia, anche se Microsoft si aspetta una percentuale di adesione inferiore al circa 30% registrato allora, perché il piano di primavera era rivolto a lavoratori più vicini alla pensione o con maggiore anzianità.
Platee Microsoft raggiunte dalle offerte volontarieValori in migliaia di dipendenti
- Ritiro volontario aprile
- Uscita volontaria ottobre
Perché arriva ora: AI, data center e margini
La comunicazione ufficiale di Microsoft non presenta il VEO come una conseguenza diretta dell’intelligenza artificiale. Coleman parla di flessibilità, cambiamento organizzativo e possibilità per i dipendenti di scegliere un’uscita supportata. Il contesto finanziario, però, è difficile da ignorare. Nel suo Annual Report 2026, Microsoft scrive che continuerà a investire in capital expenditure per sostenere la crescita del cloud e gli investimenti in AI training e infrastruttura. Al 30 giugno 2026 il gruppo contava 121.000 dipendenti negli Stati Uniti e 102.000 fuori dagli Stati Uniti, con 77.000 persone in ricerca e sviluppo e 89.000 in operations, inclusi supporto, consulenza, data center e distribuzione.
I numeri dell’ultima trimestrale disponibile mostrano la pressione. Nella call sui risultati del quarto trimestre fiscale 2026, la chief financial officer Amy Hood ha indicato 41 miliardi di dollari di capital expenditure nel trimestre, con circa due terzi destinati ad asset a vita breve, soprattutto CPU e GPU, mentre la liquidità pagata per proprietà e attrezzature è arrivata a 35,8 miliardi. Nella stessa call Microsoft ha detto di attendersi circa 175 miliardi di dollari di CapEx per l’anno solare 2026 dopo l’effetto della riclassificazione di alcuni leasing, con oltre 50 miliardi previsti nel primo trimestre fiscale 2027, secondo la trascrizione ufficiale della call.
La spinta all’efficienza non nasce da un calo del business. Nel fiscal year 2026 Microsoft ha dichiarato oltre 331 miliardi di dollari di ricavi e più di 155 miliardi di utile operativo; il cloud resta il motore principale, con Microsoft Cloud sopra 214 miliardi di ricavi annui. Il problema strategico è un altro: per tenere Azure, Copilot, modelli, inferenza e training al passo con la domanda, Microsoft deve impegnare capitali enormi prima di incassare pienamente i ritorni. Il VEO si inserisce in questo equilibrio: contenere e riorientare il costo del lavoro mentre i costi fissi dell’infrastruttura AI crescono.
Il confronto con Amazon, Alphabet e Meta
Microsoft non è sola. Amazon, Alphabet e Meta stanno affrontando lo stesso vincolo: costruire data center, comprare acceleratori, finanziare reti elettriche e assorbire ammortamenti crescenti senza far saltare i margini. Amazon ha dichiarato di aspettarsi circa 200 miliardi di dollari di capital expenditure nel 2026, legati ad AI, chip, robotica e satelliti, nel comunicato sui risultati 2025. Alphabet ha aggiornato la guidance CapEx 2026 a 180-190 miliardi, quasi tutta destinata a infrastruttura tecnica, nella trascrizione della call Q1 2026. Meta, nei risultati del secondo trimestre, ha ristretto la forchetta a 130-145 miliardi, includendo i pagamenti principali sui leasing finanziari, secondo la nota agli investitori.
Capex 2026 annunciato dai grandi hyperscalerValori in $ miliardi
- Amazon
- Alphabet
- Microsoft
- Meta
Il confronto va letto con cautela: le definizioni contabili non sono identiche, perché alcuni gruppi includono leasing finanziari, altri comunicano range o importi riclassificati. La direzione, però, è comune. I grandi hyperscaler stanno convertendo una parte crescente dei flussi di cassa in infrastruttura fisica per l’AI. Alphabet, ad esempio, ha dichiarato che nel secondo trimestre 2026 Google Cloud è cresciuto fino a 24,8 miliardi di dollari di ricavi trimestrali, trainato da soluzioni AI e AI infrastructure, ma ha anche raccolto capitale netto per 49,6 miliardi da destinare anche a infrastrutture AI e compute globale, come riportato nel documento depositato presso la SEC.
La cronologia del 2026: pensionamenti, tagli e riorganizzazione
Il VEO di ottobre arriva dopo mesi di interventi sull’organico. Il 23 aprile 2026 Microsoft aveva comunicato un programma di pensionamento volontario per migliaia di dipendenti statunitensi di lungo corso. Era aperto a lavoratori al livello 67 e sotto, esclusi quelli su piani di incentivo vendita, quando età e anni di servizio sommati raggiungevano almeno 70. Secondo GeekWire, era la prima iniziativa di questo tipo nei 51 anni dell’azienda.
Una settimana dopo, Microsoft aveva messo un prezzo contabile su quell’iniziativa: una spesa prevista da 900 milioni di dollari nel trimestre, suddivisa tra costo del venduto e spese operative. La cifra, riportata da GeekWire, è importante perché offre un riferimento per capire che anche le uscite volontarie hanno un costo immediato, pur potendo ridurre la base di spesa negli anni successivi. Per il VEO di ottobre Microsoft non ha ancora comunicato un onere stimato.
Il 6 luglio 2026 è arrivato un passaggio più duro: Microsoft ha annunciato l’eliminazione di circa 4.800 ruoli. Nella comunicazione ufficiale ai dipendenti, Coleman ha scritto che i ruoli tagliati non venivano sostituiti dall’AI, ma ha riconosciuto che l’AI sta cambiando il modo in cui il lavoro viene svolto. La stessa nota diceva che più di 4.000 dipendenti erano stati ricollocati in nuovi ruoli nell’anno precedente, inclusi 500 nello stesso mese.
I tagli di luglio hanno colpito in particolare le organizzazioni Commercial e Xbox. Associated Press ha ricostruito che una parte rilevante delle uscite riguardava la divisione gaming, con 1.600 lavoratori Xbox coinvolti subito e altri tagli attesi nel corso dell’anno fiscale. La società ha anche collegato la riorganizzazione commerciale alla nuova Microsoft Frontier Company, l’unità annunciata il 2 luglio 2026 con un investimento da 2,5 miliardi di dollari e 6.000 esperti di settore e ingegneria da inserire presso i clienti per progetti AI, secondo il blog ufficiale Microsoft.
Che cosa cambia per dipendenti, sviluppatori e aziende clienti
Per i dipendenti coinvolti, il punto decisivo è l’incertezza. Microsoft ha detto a GeekWire di non avere un obiettivo pubblico di adesioni e di aspettarsi una quota inferiore rispetto al piano di primavera. La società ha anche chiarito che il VEO non sostituisce i licenziamenti: eventuali tagli restano uno strumento possibile se cambiano le condizioni di business. Per chi riceve l’offerta, quindi, la scelta non è tra certezza e incertezza, ma tra un’uscita volontaria con condizioni note e la possibilità di restare in una struttura che continuerà a cambiare.
Per gli sviluppatori e i team tecnici, il messaggio industriale è ancora più chiaro: il baricentro di Microsoft si sta spostando verso cloud, AI, Copilot, infrastruttura, sicurezza e ingegneria a diretto contatto con i grandi clienti. Questo non significa che ogni ruolo non AI sia destinato a sparire, né che le persone vengano sostituite automaticamente da modelli generativi. Significa però che il valore interno di molte funzioni sarà valutato sempre più in rapporto alla capacità di contribuire a prodotti AI, automazione, efficienza operativa e ricavi cloud.
Per le aziende italiane che usano Azure, Microsoft 365, Dynamics, GitHub o Copilot, l’impatto diretto non è immediatamente verificabile. L’Italia non è tra i quattro Paesi indicati per la nuova offerta, e le fonti disponibili non segnalano un coinvolgimento della filiale italiana. Il rischio pratico, se ci saranno molte adesioni in team di prodotto o supporto internazionale, riguarda piuttosto tempi di transizione, riassegnazione dei referenti e priorità delle roadmap. Al momento non ci sono elementi per dire che contratti, SLA o disponibilità dei servizi cambino.
Il canale dei partner dovrà seguire soprattutto due fronti: eventuali cambi di interlocutori nei team commerciali globali e il rafforzamento di iniziative come Frontier Company, che si appoggia anche a system integrator globali. Nella nota di luglio Microsoft citava partner come Accenture, Capgemini, EY, KPMG e PwC per estendere il modello di ingegneria AI presso i clienti. Per consulenti e integratori italiani, questo può tradursi in più domanda di progetti su governance, migrazione cloud, dati proprietari e misurazione del ritorno sull’investimento AI.
I punti aperti: adesioni, costi e prossima trimestrale
Il primo dato mancante è il numero reale di uscite. Una platea di 60.000 persone non significa che 60.000 persone lasceranno Microsoft. Il precedente di primavera dice che un’offerta mirata a lavoratori di lungo corso può ottenere adesioni elevate; Microsoft però prevede che il VEO di ottobre abbia un tasso più basso. Anche ipotesi molto diverse produrrebbero risultati molto distanti: poche migliaia di uscite in uno scenario prudente, molte di più se il pacchetto risultasse attraente o se i dipendenti percepissero un rischio di tagli successivi.
Il secondo punto è il costo contabile. Il piano di pensionamento volontario aveva generato un onere stimato di 900 milioni di dollari. Per l’offerta di ottobre non esiste ancora un numero ufficiale. Microsoft pubblicherà i risultati del primo trimestre fiscale 2027 dopo la chiusura del mercato di mercoledì 28 ottobre 2026, con call alle 14:30 Pacific Time, secondo il comunicato investor relations. È quella la prima data da monitorare per capire se la società quantificherà il costo del VEO o aggiornerà le indicazioni su margini, CapEx e headcount.
Il terzo punto riguarda le competenze. Le uscite volontarie sono spesso meno traumatiche dei licenziamenti, ma possono avere un effetto collaterale: convincere a lasciare persone esperte che l’azienda avrebbe preferito trattenere. GeekWire ha segnalato già sul piano di primavera il timore di perdere ingegneri e leader con memoria tecnica di sistemi critici. In un momento in cui Microsoft sposta risorse verso AI e infrastruttura, la sfida non è soltanto ridurre costi: è farlo senza indebolire prodotti maturi, supporto enterprise e capacità di esecuzione.
Domande e risposte
Microsoft licenzierà davvero 60.000 dipendenti?
No. Il piano annunciato il 26 ottobre 2026 è un’offerta di uscita volontaria per circa 60.000 dipendenti idonei, non un licenziamento automatico. Microsoft non ha comunicato un obiettivo di adesioni e ha detto che si aspetta una quota inferiore al piano di primavera, accettato da oltre il 30% degli aventi diritto.
Quali dipendenti Microsoft possono aderire alla Voluntary Exit Offer?
Secondo le fonti disponibili, il VEO riguarda dipendenti in Stati Uniti, Canada, India e Regno Unito, nelle organizzazioni partecipanti e fino al livello interno 70 incluso. Non sono richiesti età o anni di servizio minimi, ma non tutti i team partecipano: alcune funzioni di vendita, marketing, ingegneria e corporate risultano escluse.
Perché Microsoft offre uscite volontarie mentre investe nell’intelligenza artificiale?
Microsoft non presenta il piano come una sostituzione diretta dei lavoratori con l’AI. Il contesto finanziario però è chiaro: nel 2026 la società prevede circa 175 miliardi di dollari di CapEx nell’anno solare e oltre 50 miliardi nel primo trimestre fiscale 2027, soprattutto per infrastruttura cloud e AI.
Quando si saprà quanto costerà il nuovo piano di uscite Microsoft?
La prima data da seguire è il 28 ottobre 2026, quando Microsoft pubblicherà i risultati del primo trimestre fiscale 2027 dopo la chiusura del mercato. Il precedente piano di pensionamento volontario aveva comportato un onere stimato di 900 milioni di dollari, ma per il VEO di ottobre non c’è ancora una cifra ufficiale.
Il piano Microsoft riguarda anche i dipendenti in Italia?
Le fonti consultate indicano quattro Paesi: Stati Uniti, Canada, India e Regno Unito. Non ci sono indicazioni verificabili su un coinvolgimento diretto dell’Italia. Per clienti e partner italiani l’effetto più probabile, se ci saranno molte adesioni, riguarda eventuali cambi di referenti globali o priorità nei team di prodotto e supporto.
Fonti verificate
- nota ufficiale pubblicata sul blog di Microsoft
- Tom’s Hardware
- Associated Press
- GeekWire
- copertura di TechCrunch
- ricostruzione di CRN
- Annual Report 2026
- trascrizione ufficiale della call
- comunicato sui risultati 2025
- trascrizione della call Q1 2026
- nota agli investitori
- documento depositato presso la SEC
- GeekWire
- GeekWire
- comunicazione ufficiale ai dipendenti
- blog ufficiale Microsoft
- comunicato investor relations

Francesco Giuliani
Fondatore e direttore editoriale de Il Modello
Francesco Giuliani è un imprenditore, sviluppatore e innovatore italiano attivo nel settore dell'intelligenza artificiale, dell'editoria digitale e della comunicazione. È fondatore e CEO di Faraday AI Studio, agenzia italiana specializzata in soluzioni AI per imprese, reputazione digitale e difesa.
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