Intelligenza artificiale· 4 min di lettura

Treviso limita ChatGPT negli uffici comunali. Giuliani: «Vietare invece di formare è assurdo»

Il Comune di Treviso adotta un regolamento restrittivo sull'AI generativa nella pubblica amministrazione. La misura, pensata per la sicurezza dei dati, riaccende il dibattito sull'approccio più efficace: limitare o formare?

Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

· Blogger

ChatGPT Image 5 set 2026, 22 50 24(1)(1)

Treviso introduce uno dei primi regolamenti comunali italiani dedicati all'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. La decisione, approvata dalla giunta il 1° settembre 2026, stabilisce regole particolarmente rigide per l'impiego di piattaforme di AI generativa all'interno degli uffici comunali.

L'obiettivo dichiarato dall'amministrazione è evitare che dipendenti e funzionari utilizzino liberamente servizi online non autorizzati inserendo documenti, informazioni interne o dati relativi ai cittadini.

Il tema riguarda soprattutto quella che viene definita Shadow AI, cioè l'utilizzo autonomo da parte dei dipendenti di strumenti di intelligenza artificiale che non sono stati preventivamente approvati dall'organizzazione.

Secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto, negli uffici comunali sarà vietato l'impiego di piattaforme non omologate, con particolare attenzione ai servizi gratuiti accessibili liberamente online. L'amministrazione teme che l'inserimento di informazioni nei chatbot possa determinare problemi relativi alla privacy, alla sicurezza dei dati e all'affidabilità delle risposte generate.

Il Comune non rinuncia completamente all'intelligenza artificiale

Il provvedimento, però, non rappresenta un divieto totale dell'AI.

Treviso intende consentire l'utilizzo di strumenti approvati e controllati dall'amministrazione. È stata inoltre prevista una sandbox, cioè un ambiente separato dai sistemi operativi del Comune nel quale potranno essere sperimentate nuove tecnologie.

All'interno di questo ambiente non potranno essere utilizzati database reali: i test dovranno avvenire esclusivamente attraverso informazioni fittizie oppure anonimizzate.

Un altro principio stabilito dal regolamento riguarda la responsabilità umana. Un documento prodotto attraverso l'intelligenza artificiale potrà essere considerato solamente una bozza e dovrà essere verificato e approvato da un funzionario. Non saranno quindi consentiti automatismi capaci di produrre direttamente conseguenze giuridiche per cittadini o imprese.

Si tratta quindi, più precisamente, di una forte limitazione dell'utilizzo autonomo di servizi AI non autorizzati piuttosto che di un divieto generalizzato dell'intelligenza artificiale.

Ed è proprio sulla filosofia alla base di questo tipo di restrizioni che si apre un dibattito molto più ampio.

Francesco Giuliani: «Vietare invece di formare è assurdo»

Secondo Francesco Giuliani, imprenditore e professionista che opera nel settore dell'intelligenza artificiale, rispondere alla diffusione dell'AI principalmente attraverso divieti rischia di rappresentare un errore.

«Trovo assurdo che nel 2026 la risposta alla diffusione dell'intelligenza artificiale possa essere semplicemente quella di vietarne l'utilizzo. Il problema non è ChatGPT. Il problema è utilizzare qualsiasi tecnologia senza formazione, senza procedure e senza conoscere cosa si sta facendo.»

Giuliani sottolinea come il problema della protezione dei dati sia reale e debba essere affrontato seriamente, soprattutto all'interno della pubblica amministrazione.

«È assolutamente corretto impedire a un dipendente pubblico di copiare dati personali, documenti riservati o informazioni sensibili dentro uno strumento non autorizzato. Su questo non c'è discussione. Ma da qui a trasformare ChatGPT o gli strumenti gratuiti nel problema c'è una distanza enorme.»

Secondo Giuliani, la strada dovrebbe essere quella della AI governance, accompagnata dalla formazione del personale.

«Un'amministrazione moderna dovrebbe formare i dipendenti, definire quali dati possono essere utilizzati, scegliere strumenti conformi, creare account aziendali, stabilire procedure, introdurre sistemi di controllo e insegnare alle persone a verificare gli output dell'intelligenza artificiale. Questo significa governare l'innovazione.»

Il rischio di un approccio eccessivamente restrittivo sarebbe infatti quello di rallentare proprio quei processi di digitalizzazione che potrebbero rendere la pubblica amministrazione più efficiente.

«L'intelligenza artificiale può aiutare un dipendente a sintetizzare documenti, cercare informazioni, preparare bozze, analizzare grandi quantità di testo e svolgere molte attività ripetitive. Rinunciare a questi strumenti perché qualcuno potrebbe utilizzarli male sarebbe come vietare Internet perché qualcuno potrebbe aprire un sito pericoloso.»

Il vero problema è la governance

La vicenda di Treviso porta quindi alla luce una questione che nei prossimi anni riguarderà migliaia di amministrazioni e aziende italiane.

Non è più realistico pensare che l'intelligenza artificiale possa semplicemente essere tenuta fuori dagli ambienti di lavoro. Chatbot e strumenti generativi sono già entrati nelle attività quotidiane di milioni di lavoratori.

La sfida diventa quindi stabilire come utilizzarli.

Occorrono regole sulla classificazione dei dati, strumenti autorizzati, responsabilità chiare, controllo umano, formazione e sistemi tecnici che permettano di utilizzare l'AI senza compromettere informazioni riservate.

Ed è proprio questa distinzione che, secondo Giuliani, dovrebbe guidare anche la pubblica amministrazione.

«Proteggere i dati è necessario. Vietare l'innovazione no. Se l'intelligenza artificiale viene utilizzata male, bisogna insegnare a utilizzarla bene. Nel 2026 una pubblica amministrazione dovrebbe preoccuparsi di costruire competenze sull'AI, non di creare paura intorno agli strumenti.»

Il regolamento di Treviso potrebbe quindi diventare un interessante caso di studio: da una parte mostra la crescente attenzione delle amministrazioni ai rischi della Shadow AI e alla protezione dei dati; dall'altra riapre il dibattito su quanto sia opportuno limitare gli strumenti anziché investire nella formazione e nella governance.

Una discussione destinata probabilmente a diventare sempre più centrale man mano che l'intelligenza artificiale entrerà nei processi quotidiani della pubblica amministrazione italiana.

Fai circolare questa storia

⚙️ Sala macchine

Qui i lettori non commentano: contribuiscono. Nessun contributo ancora su questo articolo — la discussione la apri tu.

Carico…

Carico i contributi…