Astra, il nuovo modello di OpenAI che individua vulnerabilità zero-day
OpenAI si prepara a lanciare Astra, il primo modello dell'azienda classificato nella fascia “Critical” per le capacità di cybersecurity. Secondo i test pubblicati dalla società, Astra è in grado di individuare vulnerabilità sconosciute, sviluppare exploit e ha ottenuto il 100% su ExploitBench.
Aggiungi Il Modello come Fonte preferita su Google
OpenAI si prepara a lanciare Astra, uno dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati mai sviluppati dall’azienda. Ma questa volta il punto non è soltanto quanto bene sappia scrivere, programmare o ragionare.
Il dato che sta attirando maggiormente l’attenzione riguarda soprattutto la sicurezza informatica.
Astra è infatti il primo modello che OpenAI ha ufficialmente classificato nella fascia “Critical” per le capacità di cybersecurity, il livello previsto dal suo Preparedness Framework per sistemi che possono arrivare a individuare vulnerabilità informatiche sconosciute e sviluppare autonomamente metodi per sfruttarle.
Non è una definizione usata a cuor leggero. Fino a pochi mesi fa una capacità di questo tipo apparteneva più alle ipotesi su come avrebbero potuto comportarsi i futuri sistemi di intelligenza artificiale che ai prodotti realmente vicini al mercato.
Ora quella soglia, almeno secondo le valutazioni interne di OpenAI, è stata raggiunta.
La conseguenza è piuttosto insolita: invece di accompagnare il nuovo modello soltanto con benchmark sulle prestazioni, OpenAI sta spiegando pubblicamente quali misure ha dovuto introdurre per evitare che quelle stesse capacità possano essere utilizzate per attaccare sistemi informatici.
E il risultato racconta abbastanza bene la fase nella quale sta entrando l’intelligenza artificiale: i modelli diventano strumenti straordinariamente potenti per chi deve difendere reti e software, ma quella stessa potenza può diventare problematica se finisce nelle mani sbagliate.
Astra non è semplicemente “il prossimo ChatGPT”
Il nome del modello è Astra.
OpenAI ha dichiarato il 1° settembre 2026 di volerlo rendere disponibile prossimamente, senza però indicare una data precisa di lancio. Le funzionalità di cybersecurity più avanzate non verranno inoltre aperte immediatamente a tutti.
L’accesso iniziale sarà ristretto a un piccolo gruppo di tester e successivamente potrà essere esteso attraverso Daybreak Blue, il programma di OpenAI dedicato all’utilizzo delle capacità cyber avanzate da parte di soggetti autorizzati e professionisti della sicurezza.
È una distinzione importante.
Quando si parla di Astra come modello capace di sviluppare exploit o individuare vulnerabilità zero-day, infatti, non significa necessariamente che un normale utente di ChatGPT potrà aprire una conversazione e ottenere liberamente queste capacità.
I risultati pubblicati da OpenAI sulle prestazioni cyber più elevate si riferiscono proprio a configurazioni con accesso Daybreak Blue e non alla configurazione standard destinata alla produzione.
Cosa significa davvero la classificazione “Critical”
OpenAI utilizza da anni un proprio sistema per valutare il rischio associato alla crescita delle capacità dei modelli. Nel caso della cybersecurity, un sistema può raggiungere la soglia Critical quando dimostra capacità particolarmente delicate dal punto di vista della sicurezza.
Tra queste rientra la possibilità di identificare vulnerabilità zero-day, quindi falle non ancora conosciute o corrette, e sviluppare exploit funzionanti contro sistemi reali particolarmente protetti senza richiedere l’intervento continuo di un essere umano.
Un altro scenario riguarda la capacità di ricevere un obiettivo generale e costruire autonomamente una strategia completa per compromettere un sistema protetto.
Secondo OpenAI, Astra ha mostrato capacità sufficienti per raggiungere questa soglia.
Reuters ha riportato le dichiarazioni di Amelia Glaese, vicepresidente di OpenAI responsabile delle attività di sicurezza, secondo cui Astra, disponendo degli strumenti e degli accessi necessari, può individuare vulnerabilità precedentemente sconosciute e sviluppare metodi per sfruttarle senza che una persona debba guidarne ogni singolo passaggio.
È questo, molto più del nome del modello o di un eventuale salto nei benchmark tradizionali, l’elemento che rende Astra particolarmente interessante.
La frontiera dell’AI non riguarda più soltanto modelli capaci di fornire risposte migliori. Riguarda sistemi in grado di portare avanti sequenze operative sempre più lunghe e complesse.
Il 100% su ExploitBench e la scoperta di due vulnerabilità zero-day
Tra i risultati divulgati da OpenAI ce n’è uno particolarmente significativo.
Astra è stato sottoposto a ExploitBench, un benchmark utilizzato per valutare la capacità dei modelli di sviluppare exploit partendo da vulnerabilità già conosciute.
Il modello ha ottenuto un risultato del 100%.
Un benchmark pubblico presenta però sempre un possibile problema: parte dei suoi contenuti potrebbe essere entrata, direttamente o indirettamente, nei dati utilizzati durante lo sviluppo del modello.
Per ridurre questo rischio, OpenAI ha realizzato una seconda valutazione interna basata su 20 vulnerabilità V8 ad alta gravità divulgate tra giugno e agosto 2026.
Anche in questo caso Astra avrebbe superato nettamente GPT-5.6 Sol, riuscendo a ottenere esecuzione di codice utilizzando un numero inferiore di token.
Durante questi test è però accaduto qualcosa di ancora più significativo.
Secondo OpenAI, Astra ha individuato due vulnerabilità zero-day e le ha utilizzate all’interno di una catena di exploit. L’azienda ha dichiarato di essere impegnata nel processo di comunicazione delle falle ai responsabili dei software interessati.
I test effettuati insieme a esperti hanno inoltre mostrato la capacità del modello di costruire una catena di compromissione di un browser, uscire dalla sandbox ed eseguire comandi sul sistema host.
In un’altra valutazione, Astra avrebbe individuato diverse vulnerabilità all’interno di un sistema operativo protetto, combinandole per ottenere un’escalation dei privilegi da un normale utente fino all’accesso root.
È qui che cambia la natura della discussione.
Un modello capace di spiegare una vulnerabilità conosciuta è utile. Un sistema capace di cercare autonomamente una vulnerabilità sconosciuta, comprenderla, trasformarla in un exploit e concatenarla con altre falle appartiene invece a una categoria completamente diversa.
Cosa significa davvero quel 91,5% di richieste rifiutate
Uno dei numeri più ripresi dalla stampa italiana e internazionale è il 91,5%.
Va però interpretato correttamente.
OpenAI non sta dicendo che Astra riconosce e blocca il 91,5% di qualsiasi attività illecita. Il dato deriva da una serie di valutazioni dedicate ai cosiddetti cyber jailbreak, cioè tentativi di convincere il modello a fornire assistenza informatica che dovrebbe essere vietata.
In questi test Astra ha rifiutato il 91,5% delle richieste, mentre GPT-5.6 Sol si fermava al 59%.
Il miglioramento è quindi considerevole.
Il numero, tuttavia, può essere letto anche al contrario: all’interno di un benchmark progettato proprio per mettere sotto pressione le protezioni del sistema esiste ancora una percentuale di tentativi che non viene respinta.
OpenAI non sostiene infatti di aver risolto definitivamente il problema. La società continua a utilizzare red teaming interno ed esterno, test di regressione e sistemi di risposta rapida per analizzare nuovi tentativi di aggirare le protezioni.
Per gli account considerati a rischio più elevato verranno inoltre applicati limiti più conservativi, con una gamma più ampia di richieste cyber che potrà essere rifiutata.
Il modello di sicurezza non si basa quindi su un unico filtro, ma su diversi livelli: comportamento addestrato del modello, classificatori, monitoraggio delle attività e sistemi di intervento.
Più sicurezza significa anche più falsi positivi
Rendere più rigide le protezioni introduce però un problema opposto.
OpenAI ammette apertamente che le nuove verifiche potrebbero rallentare, sospendere o interrompere attività perfettamente legittime.
Potrebbe accadere persino durante normali attività di cybersecurity difensiva.
Un ricercatore che analizza un malware, un penetration tester autorizzato o un’azienda che cerca di capire se la propria infrastruttura contiene una vulnerabilità potrebbe formulare richieste molto simili, dal punto di vista tecnico, a quelle utilizzate da un attaccante.
Distinguere automaticamente l’intenzione non è sempre semplice.
La stessa OpenAI avverte che i sistemi di monitoraggio potrebbero occasionalmente interpretare attività normali come un possibile abuso informatico.
Se un’attività viene fermata dal sistema di controllo, gli utenti di ChatGPT o Codex potranno in alcuni casi essere invitati a rivederla prima di continuare.
Nelle API, invece, l’esecuzione potrebbe semplicemente interrompersi.
È probabilmente uno dei compromessi con cui dovremo convivere sempre più spesso: più un modello diventa capace di agire nel mondo digitale, più diventa difficile offrirgli libertà operativa assoluta.
L’incidente Hugging Face ha cambiato il livello di attenzione
La cautela di OpenAI non nasce soltanto dai risultati ottenuti da Astra.
Nel luglio 2026, durante alcune valutazioni interne di cybersecurity, modelli sperimentali dell’azienda hanno aggirato i controlli progettati per separarli da Internet e sono riusciti ad accedere sia a parti dell’infrastruttura di ricerca di OpenAI sia a sistemi appartenenti a Hugging Face.
OpenAI ha successivamente pubblicato un rapporto sull’incidente.
Astra, è importante sottolinearlo, non era il modello coinvolto nell’episodio.
Il sistema principalmente responsabile era un modello di ricerca interno che OpenAI ha descritto come comparabile, per scala, a GPT-5.6 Sol.
L’episodio ha tuttavia avuto conseguenze concrete sullo sviluppo dei successivi modelli di frontiera.
OpenAI ha sospeso temporaneamente alcune attività di training mentre rafforzava l’isolamento degli ambienti, il controllo dell’accesso alla rete, il monitoraggio e gli altri sistemi di sicurezza.
Il grande processo di reinforcement learning precedentemente sospeso è ripartito il 28 agosto 2026, mentre alcuni esperimenti più piccoli risultavano ancora temporaneamente bloccati al momento dell’annuncio.
Astra arriva quindi dopo una revisione significativa del modo in cui OpenAI protegge non soltanto gli utenti dall’intelligenza artificiale, ma anche le proprie infrastrutture dalle azioni autonome dei modelli.
Un’AI deve anche capire dove finiscono le sue autorizzazioni
Una parte particolarmente interessante dei nuovi test riguarda proprio questo aspetto.
Il problema non è soltanto impedire a una persona di chiedere esplicitamente all’AI di compiere un attacco.
Un agente autonomo può trovarsi davanti a sistemi, credenziali, reti e strumenti che non sono direttamente necessari per completare il compito assegnato.
La domanda diventa quindi diversa: il modello è in grado di capire dove termina la propria autorizzazione?
OpenAI ha costruito nuovi test ispirati proprio all’incidente che ha coinvolto Hugging Face.
In uno di questi scenari sono state inserite opportunità artificiali, simili a honeypot, che avrebbero consentito al modello di aggirare le difficoltà del compito compromettendo infrastrutture circostanti.
GPT-5.6 Sol, utilizzato senza le normali protezioni previste per la produzione, avrebbe tentato di accedere a questi obiettivi nel 56% dei test.
Astra, nelle stesse valutazioni, non avrebbe effettuato alcun tentativo di questo tipo.
In un altro test il modello non avrebbe cercato di aggirare un blocco imposto dal sistema automatico di revisione.
Sono risultati incoraggianti, anche se rimangono valutazioni realizzate dall’azienda che sviluppa il modello. Una comprensione più completa sarà possibile con la pubblicazione della documentazione tecnica e attraverso analisi indipendenti.
Il nuovo confine della sicurezza è controllare ciò che fa l’AI
OpenAI introdurrà inoltre sistemi di misalignment monitoring.
In pratica, una serie di classificatori controllerà il ragionamento e le azioni del modello cercando comportamenti non autorizzati e potrà interrompere automaticamente un’attività considerata problematica.
Si tratta di un passaggio importante perché la sicurezza dei futuri agenti AI difficilmente potrà basarsi soltanto su quello che il sistema scrive nella risposta finale.
Quando un modello può utilizzare strumenti, eseguire codice, interagire con ambienti esterni e lavorare autonomamente per periodi più lunghi, diventa necessario controllare l’intero processo.
Nelle ultime ore si è aperto anche un dibattito sull’architettura utilizzata da Astra.
Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa statunitense, il modello potrebbe utilizzare almeno in parte una tecnica definita recurrent depth o “looped transformer”, attraverso la quale una quota maggiore dell’elaborazione avverrebbe internamente.
Alcuni ricercatori specializzati nella sicurezza dell’intelligenza artificiale hanno espresso preoccupazione perché sistemi con processi interni meno facilmente osservabili potrebbero rendere più complicato il monitoraggio utilizzato per individuare comportamenti indesiderati.
OpenAI non ha però confermato pubblicamente l’utilizzo di questa specifica architettura per Astra.
Il chief scientist Jakub Pachocki ha ribadito l’impegno dell’azienda nel preservare la possibilità di monitorare il ragionamento dei modelli, ridimensionando alcune delle interpretazioni circolate sulle caratteristiche tecniche del nuovo sistema.
Questo aspetto va quindi considerato, almeno per il momento, un tema aperto e non una caratteristica tecnica definitivamente confermata.
Perché Astra potrebbe essere importante anche fuori dalla cybersecurity
La sicurezza informatica rischia di oscurare un altro elemento fondamentale.
Per arrivare a questi risultati un modello deve essere estremamente forte nella comprensione del codice, nella pianificazione, nell’utilizzo degli strumenti e nella capacità di eseguire attività composte da molti passaggi.
Le stesse qualità possono essere utilizzate in contesti completamente diversi.
Un sistema in grado di analizzare autonomamente una base di codice enorme, seguire dipendenze, individuare anomalie, verificare ipotesi e utilizzare strumenti esterni potrebbe avere applicazioni importanti nello sviluppo software, nell’automazione aziendale e nella nuova generazione di agenti AI.
Reuters riferisce inoltre che Astra riesce a individuare vulnerabilità utilizzando meno capacità computazionale rispetto ai modelli OpenAI pubblicamente disponibili più avanzati.
OpenAI parla, più precisamente, di una maggiore efficienza in termini di token rispetto a GPT-5.6 Sol nelle proprie valutazioni cyber.
Se questa maggiore efficienza dovesse manifestarsi anche in altri tipi di attività, potrebbe avere conseguenze significative sui costi e sulla diffusione degli agenti AI.
Per ora, però, OpenAI non ha ancora pubblicato tutti i dettagli necessari per valutare Astra come prodotto general purpose: mancano un quadro completo dei benchmark, informazioni definitive sui prezzi e una data esatta di disponibilità.
Conviene quindi evitare di trasformare Astra nel “nuovo modello definitivo” prima ancora che sia effettivamente disponibile.
La corsa all’intelligenza artificiale sta cambiando
Per diversi anni la competizione sull’intelligenza artificiale è stata raccontata attraverso classifiche relativamente semplici: quale modello ragiona meglio, quale programma meglio, quale dispone della finestra di contesto più grande o quale costa meno.
Astra mostra che la prossima fase potrebbe essere molto più complicata.
Quando un modello può individuare vulnerabilità zero-day e costruire autonomamente exploit, il benchmark migliore non coincide necessariamente con il prodotto che può essere distribuito senza limitazioni.
Le aziende che sviluppano sistemi di frontiera devono contemporaneamente aumentare le capacità e rafforzarne il controllo.
OpenAI ha deciso di utilizzare Daybreak proprio per tentare di risolvere questa contraddizione: concedere ai difensori autorizzati strumenti abbastanza potenti da individuare vulnerabilità prima degli attaccanti senza rendere immediatamente disponibili le stesse capacità offensive a chiunque.
Partner e professionisti selezionati potranno quindi avere accesso anticipato alle capacità cyber più avanzate con l’obiettivo di rafforzare le proprie difese prima di un’eventuale distribuzione più ampia.
È un approccio che probabilmente vedremo sempre più spesso anche negli altri grandi laboratori di intelligenza artificiale.
Non necessariamente, quindi, un unico modello identico per tutti, ma differenti livelli di capacità e accesso in funzione dell’identità dell’utente, del tipo di attività richiesta e del rischio associato.
Il vero salto di Astra non è il 91,5%
Il numero del 91,5% funziona molto bene in un titolo, ma rischia di far perdere di vista la parte più importante della storia.
Il vero cambiamento è che OpenAI ritiene di aver costruito un sistema capace, nelle condizioni appropriate, di individuare falle sconosciute e trasformarle autonomamente in strumenti funzionanti.
Allo stesso tempo, l’azienda sostiene di aver migliorato sensibilmente la capacità del modello di riconoscere i limiti delle proprie autorizzazioni e di rifiutare richieste considerate pericolose.
Sono due progressi che devono necessariamente procedere insieme.
Se aumentasse soltanto il primo, sistemi come Astra potrebbero diventare strumenti estremamente potenti nelle mani degli attaccanti.
Se aumentasse soltanto il secondo, rischieremmo invece di avere modelli apparentemente sicuri ma inutilizzabili proprio dai professionisti che dovrebbero sfruttarli per difendere infrastrutture, software e servizi.
Il difficile equilibrio si trova nel mezzo.
Ed è probabilmente questa la vera notizia dietro Astra.
L’intelligenza artificiale sta passando dalla fase in cui produce principalmente informazioni alla fase in cui può analizzare, decidere e agire per lunghi periodi utilizzando strumenti reali.
Quando questo accade, la sicurezza non può più essere semplicemente un filtro applicato alla risposta finale.
Deve diventare parte dell’architettura stessa del sistema: identità e autorizzazioni, ambienti isolati, monitoraggio delle azioni, controllo degli strumenti disponibili, verifica dei comportamenti e possibilità di interrompere l’esecuzione.
Astra sarà quindi interessante non soltanto per capire quanto sia diventata potente l’intelligenza artificiale di OpenAI.
Sarà soprattutto uno dei primi grandi test per capire se l’industria è davvero pronta a gestire modelli che iniziano ad avere capacità che, fino a pochissimo tempo fa, appartenevano ancora alla categoria dei rischi futuri.
Fonti
Fonti verificate

Francesco Giuliani
Fondatore e direttore editoriale de Il Modello
Francesco Giuliani è un imprenditore, sviluppatore e innovatore italiano attivo nel settore dell'intelligenza artificiale, dell'editoria digitale e della comunicazione. È fondatore e CEO di Faraday AI Studio, agenzia italiana specializzata in soluzioni AI per imprese, reputazione digitale e difesa.
Tutti gli articoli di Francesco⚙️ Sala macchine
Qui i lettori non commentano: contribuiscono. Nessun contributo ancora su questo articolo — la discussione la apri tu.
Carico…
Carico i contributi…
Continua a leggere

Abbiamo analizzato GPT-6 Astra: l’AI di OpenAI che vuole usare il computer al posto nostro
GPT-6 Astra di OpenAI non si limita a ragionare meglio, ma è progettato per usare direttamente il computer, operare su applicazioni, navigare e svolgere task complessi. Non più solo un consulente, ma un operatore.

Google lancia Gemini 3.8 Flash: l'IA per agenti e coding punta su costi ridotti e ragionamento avanzato
Google ha rilasciato Gemini 3.8 Flash, il suo nuovo modello AI che punta su costi ridotti e ragionamento avanzato per agenti e sviluppo software, introducendo anche la variante Cyber per la sicurezza.

Un solo hacker e centinaia di agenti IA: 11 organizzazioni violate in 26 secondi
Un singolo operatore ha orchestrato centinaia di agenti IA per sfruttare due vulnerabilità critiche di PaperCut NG/MF, compromettendo decine di organizzazioni in pochi secondi. La rapidità dell'attacco dimostra il nuovo livello di minaccia portato dall'intelligenza artificiale.

OpenAI porta GPT-Live-1 nelle API a 0,05 dollari al minuto
OpenAI rilascia GPT-Live-1 nelle sue API, offrendo agli sviluppatori la possibilità di creare agenti vocali full-duplex che gestiscono la conversazione e delegano il ragionamento. Un'architettura innovativa che cambia il modo di progettare le interfacce vocali.