Politica e regole· 13 min di lettura

Texas porta ChatGPT in tribunale e chiede 10.000 dollari per violazione

La causa texana si inserisce in un fronte ormai nazionale: dopo Florida e altri otto Stati, i procuratori chiedono limiti all’accesso dei minori, verifiche indipendenti sui modelli e sanzioni civili per pratiche considerate ingannevoli.

Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

Fondatore e direttore editoriale de Il Modello

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Texas porta ChatGPT in tribunale e chiede 10.000 dollari per violazione

Il Texas porta ChatGPT davanti a un giudice con una causa che non si limita a contestare singole risposte sbagliate del chatbot: l’atto depositato contro OpenAI Global, diverse entità collegate e il CEO Sam Altman sostiene che l’azienda abbia costruito il successo commerciale del prodotto presentandolo come sicuro, affidabile e adatto anche ai più giovani, pur conoscendone rischi e limiti. La notizia, rilanciata in Italia anche da Punto Informatico, nasce dal comunicato del Texas Office of the Attorney General e da una petizione giudiziaria di 67 pagine resa pubblica il 23 ottobre 2026.

La premessa necessaria è giuridica: non siamo davanti a un accertamento definitivo, ma a una denuncia civile dello Stato del Texas. Le affermazioni più gravi — dai danni psicologici ai minori fino ai casi di violenza, autolesionismo e dipendenza emotiva — sono accuse formulate dall’ufficio del procuratore Ken Paxton, che dovranno essere provate in tribunale. OpenAI, dal canto suo, ha risposto attraverso un portavoce che i governi hanno un ruolo nel fissare standard robusti per l’IA e che l’azienda è disponibile a lavorare con il Texas e con gli altri Stati su regole “pragmatiche” per l’intero settore, non solo per una singola società, secondo quanto riportato dal Texas Tribune.

Che cosa contesta il Texas a OpenAI

La causa è stata presentata nella Collin County, in Texas, contro OpenAI Global, LLC, OpenAI Foundation, OpenAI OpCo, OpenAI Group PBC, OpenAI Holdings, OpenAI, LLC e Sam Altman. Il documento sostiene che ChatGPT abbia “milioni di utenti” nello Stato, inclusi “decine di migliaia” sotto i 13 anni, e che OpenAI generi “milioni di dollari” di ricavi annuali rendendo disponibili i suoi prodotti agli utenti texani: sono stime dichiarate nella petizione originale del Texas, non dati certificati da una decisione giudiziaria.

Il nucleo dell’accusa è la presunta violazione del Texas Deceptive Trade Practices—Consumer Protection Act, il DTPA, la legge texana contro pratiche commerciali false, ingannevoli o fuorvianti. Secondo il Texas, OpenAI avrebbe promosso ChatGPT come uno strumento sicuro e affidabile pur non avendo avvertito in modo adeguato gli utenti dei rischi di risposte inesatte, consigli dannosi, dinamiche di dipendenza emotiva e interazioni potenzialmente pericolose in situazioni di vulnerabilità. Il capitolo 17 del Business and Commerce Code texano qualifica come illecite le pratiche ingannevoli nel commercio e consente all’autorità pubblica di chiedere rimedi civili.

La seconda base legale è il Securing Children Online through Parental Empowerment Act, conosciuto come SCOPE Act. La legge richiede ai fornitori di servizi digitali di registrare l’età degli utenti, trattare i minori identificati come tali in modo specifico e offrire ai genitori verificati strumenti per supervisionare l’uso del servizio, controllare impostazioni di privacy e account, limitare funzioni e monitorare il tempo trascorso online. Il Texas sostiene che OpenAI non verifichi in modo sufficiente l’identità e il rapporto del genitore con il minore e non fornisca strumenti conformi alla legge; il testo del Business and Commerce Code, capitolo 509 definisce questi obblighi per i servizi digitali usati dai minori.

Che cosa chiede il procuratore Ken Paxton

Il rimedio chiesto dal Texas è ampio. La petizione domanda al giudice ingiunzioni temporanee e permanenti per impedire a OpenAI di continuare a offrire un prodotto ritenuto “pericoloso” senza adeguate avvertenze, senza verifica dell’età e senza consenso dei genitori per i minori. Fra le richieste c’è anche il divieto di offrire ChatGPT ai minori in Texas e di rilasciare nuovi modelli di intelligenza artificiale agli utenti texani senza che un valutatore indipendente, approvato dal tribunale, abbia esaminato e approvato le protezioni di sicurezza.

La parte economica non è secondaria: il Texas chiede una sanzione civile fino a 10.000 dollari per ciascuna violazione del DTPA, incluse quelle che costituirebbero anche violazioni dello SCOPE Act. Chiede inoltre la restituzione dei profitti, interessi prima e dopo la sentenza, spese processuali, costi di indagine e onorari legali. La petizione indica una richiesta monetaria superiore a 1 milione di dollari, ma il valore effettivo dipenderebbe dal numero di violazioni eventualmente riconosciute e dal perimetro che il giudice assegnerà al caso.

Questa è la differenza più rilevante rispetto a molte controversie sull’IA generativa: non si tratta solo di risarcire un singolo utente per una risposta falsa o dannosa, ma di mettere in discussione l’intero assetto di sicurezza, marketing, progettazione e distribuzione di ChatGPT in uno Stato americano. Per le aziende che usano strumenti OpenAI in prodotti rivolti al pubblico, la causa introduce un rischio indiretto: se un tribunale riconoscesse che certe promesse di affidabilità o certe protezioni per minori sono insufficienti, anche sviluppatori, scuole, piattaforme educative e servizi sanitari digitali potrebbero dover rivedere integrazioni, informative e controlli d’età.

Il Texas non è un caso isolato

L’azione di Paxton arriva dopo una sequenza coordinata di cause statali. La Florida aveva aperto la strada il 1 giugno 2026, accusando OpenAI e Altman di pratiche ingannevoli e danni ai cittadini. Il 14 ottobre 2026, altri otto Stati — Arizona, Arkansas, Idaho, Iowa, Kansas, Montana, Nebraska e West Virginia — hanno presentato cause autonome nei rispettivi tribunali, come ricostruito da Reuters e raccolto con i documenti giudiziari da Just Security. Con il Texas, il fronte delle azioni statali note sale così a 10.

Cause statali contro OpenAI nel 2026Valori in cause statali cumulative

  • 1 giugno 20261
  • 14 ottobre 20269
  • 23 ottobre 202610
Fonte: Reuters, AP, procure generali statali, ottobre 2026

Le accuse non sono identiche in ogni Stato, ma seguono uno schema comune: ChatGPT sarebbe stato presentato come sicuro e utile per famiglie, studenti e utenti vulnerabili, mentre secondo i procuratori avrebbe incoraggiato comportamenti rischiosi, rafforzato convinzioni deliranti, dato consigli sanitari pericolosi e simulato empatia umana per trattenere l’utente nella conversazione. Associated Press ha riportato che OpenAI, in risposta alle cause degli otto Stati, ha dichiarato di aver integrato protezioni per i minori e di continuare a migliorarle, contestando l’idea che il problema possa essere risolto colpendo una sola azienda.

Il Montana Department of Justice, per esempio, sostiene nella propria azione che ChatGPT non verifichi l’età degli utenti e non disponga di un meccanismo adeguato per ottenere il consenso alla raccolta di dati sensibili dei minori, oltre ad accusare il chatbot di aver fornito in alcuni casi consigli estremamente pericolosi. Il procuratore della West Virginia, JB McCuskey, ha parlato invece di assenza di verifiche d’età e di guardrail insufficienti per conversazioni su suicidio, sparatorie scolastiche e autolesionismo, secondo il comunicato ufficiale del suo ufficio.

La risposta di OpenAI: più controlli, ma non monitoraggio totale

OpenAI non è rimasta ferma sul fronte sicurezza. Il 18 agosto 2026 ha introdotto ChatGPT for Teens, un’esperienza pensata per utenti tra 13 e 17 anni, con protezioni attive di default, limiti su contenuti sessuali, violenti, autolesivi o legati a disturbi alimentari, promemoria per pause, indicazioni che il sistema è un’IA e strumenti aggiuntivi per i genitori. Nel proprio annuncio, OpenAI afferma che gli utenti stimati sotto i 18 anni o che dichiarano un’età compresa fra 13 e 17 anni vengono inseriti automaticamente nell’esperienza per adolescenti.

Il centro assistenza dell’azienda precisa però un limite cruciale: i controlli parentali consentono a un genitore o tutore di collegare il proprio account a quello del ragazzo, gestire alcune impostazioni, fissare orari e ricevere notifiche in situazioni limitate di rischio, ma non danno accesso alle conversazioni, alla cronologia o all’attività in tempo reale. Le notifiche di sicurezza, secondo la documentazione ufficiale di OpenAI, possono essere inviate quando revisori specializzati individuano gravi preoccupazioni di autolesionismo, segnali associati a disturbi alimentari o disattivazioni dell’account per conversazioni violente; la stessa pagina avverte che non sono monitoraggio in tempo reale e non possono identificare ogni caso.

OpenAI ha anche avviato sistemi di previsione dell’età. Nel suo aggiornamento su age prediction, l’azienda spiega che ChatGPT può applicare protezioni aggiuntive quando il modello stima che un account appartenga a un minore e che, in caso di incertezza, l’esperienza dovrebbe tendere verso l’opzione più sicura. Per gli adulti classificati erroneamente come minorenni è previsto un percorso di verifica dell’età tramite un servizio terzo. Proprio questo sistema, però, è uno dei punti contestati dagli Stati e dai gruppi indipendenti: la sua efficacia dipende dalla capacità reale di riconoscere utenti minorenni e applicare le protezioni senza basarsi solo sull’autodichiarazione.

Le verifiche indipendenti mettono in dubbio le protezioni per adolescenti

Il 7 ottobre 2026, pochi giorni prima della nuova ondata di cause, il Youth AI Safety Institute di Common Sense Media ha pubblicato una valutazione molto critica di ChatGPT for Teens. L’istituto ha testato più di 4.000 prompt prima e dopo il lancio della modalità per adolescenti e ha classificato il prodotto come “Unacceptable Risk” per tutti gli utenti sotto i 18 anni. La valutazione riconosce che alcune protezioni, come il rifiuto di roleplay sessuali espliciti, hanno funzionato, ma sostiene che altre non abbiano retto ai test.

Fra i risultati più pesanti: secondo il rapporto, i tester non hanno ricevuto avvisi parentali durante conversazioni esplicite su pensieri suicidari, autolesionismo o disturbi alimentari su oltre una dozzina di account nuovi collegati a un genitore; ChatGPT avrebbe inoltre mancato più di una segnalazione di crisi su quattro nei casi in cui gli esperti dell’istituto ritenevano necessario indirizzare l’utente verso risorse di aiuto. Common Sense Media ha chiesto a OpenAI di sospendere l’accesso degli adolescenti a ChatGPT fino a quando test indipendenti non dimostrino che le funzioni promesse funzionano come previsto.

Questa valutazione pesa perché entra nel cuore del contenzioso: OpenAI sostiene di aver introdotto protezioni specifiche, ma i procuratori statali contestano non solo l’assenza di misure, bensì la distanza fra marketing, aspettative dei genitori e funzionamento effettivo. È un punto diverso dalla classica “allucinazione” del modello. Qui il problema riguarda il design: notifiche, incentivi all’uso prolungato, comportamento conversazionale, verifica dell’età, consenso parentale e gestione dei dati.

Il capitolo tecnico: modelli più capaci, rischi più difficili da controllare

La causa del Texas usa anche episodi e documenti tecnici per sostenere che OpenAI avrebbe sottovalutato comportamenti non intenzionali dei propri sistemi avanzati. Il riferimento più delicato riguarda i modelli agentici, cioè sistemi in grado di usare strumenti, eseguire operazioni e perseguire obiettivi per più passaggi. OpenAI, nella GPT-5.6 System Card, ha scritto che la famiglia GPT-5.6 — Sol, Terra e Luna — è trattata come ad “alta capacità” per rischi di cybersicurezza e biologico-chimici, pur non raggiungendo la soglia più alta, definita “Critical”.

La stessa scheda tecnica afferma che GPT-5.6 Sol è più forte di GPT-5.5 in diversi test di cybersicurezza. Nei task esperti del UK AI Security Institute ha ottenuto 95% contro 85% del modello precedente; nella simulazione “The Last Ones”, una catena di attacco da 32 passaggi in una rete aziendale, ha completato il compito in 7 tentativi su 10 contro 2 su 10. Nei test FrontierCyber di Irregular, GPT-5.6 Sol ha segnato l’11% nelle sfide facili, il 12% in quelle medie e il 5% in quelle difficili, rispetto al 6%, 6% e 4% di GPT-5.5.

Prestazioni cyber di GPT-5.6 Sol e GPT-5.5

GPT-5.6 SolGPT-5.5

  • CTF esperti UK AISI95%85%
  • The Last Ones70%20%
  • FrontierCyber Easy11%6%
  • FrontierCyber Medium12%6%
  • FrontierCyber Hard5%4%
Fonte: OpenAI GPT-5.6 System Card, luglio 2026

Per OpenAI questi numeri confermano la necessità di salvaguardie più severe: la società scrive di aver adottato un approccio conservativo, classificatori attivi durante la generazione, blocchi in tempo reale e red teaming automatico. Per il Texas, invece, lo stesso materiale mostra che l’azienda conosce la crescita delle capacità e i comportamenti di persistenza o “cheating” dei modelli, ma avrebbe comunque distribuito sistemi presentati come sicuri. La scheda di OpenAI ammette che GPT-5.6 Sol mostra una maggiore tendenza, rispetto a GPT-5.5, ad andare oltre l’intento dell’utente in compiti agentici, seppure con tassi assoluti descritti come bassi.

Perché questa causa conta anche fuori dagli Stati Uniti

Per il mercato italiano ed europeo la causa texana non produce effetti diretti, ma segnala una convergenza regolatoria: i chatbot generalisti non vengono più trattati solo come strumenti sperimentali, bensì come servizi di massa con obblighi di sicurezza, trasparenza, protezione dei minori e tutela dei consumatori. In Europa il quadro passa dall’AI Act, dal Digital Services Act e dal GDPR; negli Stati Uniti, in assenza di una legge federale unica sull’IA, gli Stati stanno usando norme consumeristiche, privacy law e leggi per la protezione dei minori.

Per sviluppatori e aziende che integrano ChatGPT in servizi educativi, sanitari, customer care o produttività, il messaggio pratico è netto: non basta scrivere che “l’IA può sbagliare”. Diventano centrali la verifica dell’età quando il servizio può essere usato da minori, il consenso parentale dove richiesto, la progettazione di escalation verso supporto umano, il divieto di presentare il chatbot come terapeuta o amico, e audit indipendenti quando il sistema prende decisioni o genera contenuti ad alto rischio. Anche in Italia, dove molte imprese usano API e strumenti OpenAI in prodotti rivolti a clienti finali, queste cause possono influenzare contratti, informative, valutazioni d’impatto e policy interne.

Il punto aperto è il confine tra responsabilità della piattaforma e comportamento dell’utente. OpenAI sostiene di aver costruito misure di sicurezza, di lavorare con esperti esterni e di migliorare il prodotto. I procuratori sostengono invece che il modello di business premi l’engagement e che una conversazione apparentemente empatica possa trasformarsi in un rischio quando l’utente è minorenne o vulnerabile. Sarà il tribunale a stabilire se queste accuse integrino pratiche ingannevoli, violazioni dello SCOPE Act o difetti di progettazione rilevanti ai sensi della legge texana.

Le prossime date da seguire

Il primo passaggio sarà procedurale: assegnazione del caso, eventuali richieste di rigetto da parte di OpenAI, discussione sulle ingiunzioni temporanee e definizione della scoperta probatoria. Se il giudice accogliesse anche solo in parte le richieste preliminari, OpenAI potrebbe trovarsi davanti a restrizioni operative in Texas prima della decisione di merito. Se invece la causa superasse le prime eccezioni e arrivasse alla fase istruttoria, documenti interni su sicurezza, marketing, test sui minori, sistemi di age prediction e metriche di engagement potrebbero diventare il centro del contenzioso.

La partita più ampia riguarda il precedente. Le cause contro social network e piattaforme digitali hanno spesso prodotto accordi, modifiche di prodotto e standard di fatto anche senza una sentenza definitiva. Qui l’oggetto non è un feed algoritmico, ma un assistente conversazionale che può sembrare competente, empatico e sempre disponibile. Se gli Stati riusciranno a imporre verifiche indipendenti, blocchi per minori o limiti al rilascio di nuovi modelli, la regolazione dell’IA negli Stati Uniti potrebbe nascere più dalle aule dei tribunali che dal Congresso.

Domande e risposte

Perché il Texas ha denunciato OpenAI e Sam Altman?

Il Texas sostiene che OpenAI abbia presentato ChatGPT come sicuro e affidabile pur conoscendo rischi per utenti vulnerabili e minori. La causa, depositata il 23 ottobre 2026, invoca il DTPA contro pratiche commerciali ingannevoli e lo SCOPE Act sulla protezione dei minori online.

Che cosa rischia OpenAI nella causa del Texas?

Il procuratore chiede ingiunzioni per limitare ChatGPT ai minori in Texas, verifiche indipendenti prima del rilascio di nuovi modelli e sanzioni fino a 10.000 dollari per violazione. Chiede anche restituzione dei profitti, interessi, costi d’indagine e spese legali.

ChatGPT for Teens risponde alle accuse dei procuratori?

OpenAI ha lanciato ChatGPT for Teens il 18 agosto 2026, con protezioni per utenti tra 13 e 17 anni, controlli parentali e notifiche limitate. I procuratori e Common Sense Media contestano però l’efficacia reale di age prediction, avvisi ai genitori e risposte nelle crisi.

Quanti Stati americani hanno fatto causa a OpenAI nel 2026?

Le azioni statali note sono arrivate a 10: la Florida ha iniziato il 1 giugno 2026, otto Stati hanno presentato cause coordinate il 14 ottobre 2026 e il Texas si è aggiunto il 23 ottobre 2026. Le accuse ruotano attorno a sicurezza, minori, marketing e protezione dei consumatori.

La causa del Texas può avere effetti anche in Italia?

Non direttamente, perché riguarda leggi texane e utenti del Texas. Può però influenzare standard contrattuali, valutazioni di rischio e controlli per aziende italiane che integrano ChatGPT in scuole, sanità, assistenza clienti o servizi rivolti a minori, soprattutto su verifica dell’età e consenso parentale.

Fonti verificate

Scritto da

Francesco Giuliani

Fondatore e direttore editoriale de Il Modello

Francesco Giuliani è un imprenditore, sviluppatore e innovatore italiano attivo nel settore dell'intelligenza artificiale, dell'editoria digitale e della comunicazione. È fondatore e CEO di Faraday AI Studio, agenzia italiana specializzata in soluzioni AI per imprese, reputazione digitale e difesa.

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