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Starship raggiunge l’orbita, ma i problemi ai motori costringono SpaceX ad accorciare il volo

Dopo il primo volo orbitale, Starship è il razzo più potente mai volato ma non ancora un sistema maturo: restano da provare rientro riutilizzabile, rifornimento criogenico e affidabilità richiesta da Artemis.

Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

Fondatore e direttore editoriale de Il Modello

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Starship raggiunge l’orbita, ma i problemi ai motori costringono SpaceX ad accorciare il volo

Il record di Starship non è soltanto una questione di dimensioni. Dopo il volo orbitale di settembre, il sistema di lancio di SpaceX è diventato il banco di prova più concreto per tre obiettivi diversi: mettere in orbita satelliti troppo grandi per Falcon 9, dimostrare il riuso rapido di entrambi gli stadi e fornire a NASA un lander lunare derivato dallo stesso veicolo. La ricostruzione pubblicata da Engadget fotografa il punto centrale: la potenza oggi dichiarata per il booster Super Heavy supera quella dei grandi razzi lunari della storia, ma proprio questa scala rende più difficili sicurezza, infrastrutture a terra e rifornimento orbitale.

Quanto è grande il razzo Starship

Nella configurazione oggi indicata da SpaceX nella scheda del veicolo, il sistema completo Starship-Super Heavy è alto 124 metri, cioè 407 piedi, con un diametro di circa 9 metri. È composto da due parti: il booster Super Heavy, che fornisce la spinta iniziale, e la nave Starship, che prosegue verso l’orbita e può trasportare carico, propellente o, in versioni future, equipaggio. La suddivisione riportata da Engadget assegna al booster circa 236,2 piedi e alla nave circa 170,6 piedi.

Altezze del sistema StarshipValori in piedi

  • Starship completa407
  • Super Heavy236,2
  • Ship170,6
Fonte: SpaceX ed Engadget, ottobre 2026

La massa non è meno rilevante dell’altezza. Il sistema usa metano liquido e ossigeno liquido, propellenti criogenici che richiedono serbatoi enormi e procedure di carico complesse. Sommando le capacità indicate per i due stadi, Starship può imbarcare circa 5.250 tonnellate di propellente. Il valore spiega perché il razzo debba fare affidamento sulla separazione degli stadi, su motori ad alta efficienza e su profili di volo estremamente controllati: la spinta iniziale serve prima di tutto a sollevare una quantità enorme di carburante, non solo il carico utile.

La spinta: perché Starship supera SLS, Saturn V e N1

Il booster Super Heavy utilizza 33 motori Raptor nella configurazione attuale. SpaceX dichiara una spinta al decollo di circa 18,1 milioni di libbre-forza, pari a circa 8.240 tonnellate-forza. È più del doppio rispetto agli 8,8 milioni di libbre dello Space Launch System Block 1 usato da NASA per Artemis, superiore ai 7,5 milioni del Saturn V e oltre il valore del primo stadio del razzo sovietico N1, indicato da Guinness World Records intorno a 10,17 milioni di libbre-forza. I dati NASA su SLS e Saturn V sono riportati nelle rispettive pagine tecniche e storiche dell’agenzia statunitense: SLS e Saturn V.

Spinta al decollo dei grandi razziValori in milioni di lbf

  • Starship18,1
  • N1 sovietico10,17
  • SLS Block 18,8
  • Saturn V7,5
Fonte: SpaceX, NASA e Guinness World Records, 2026

La nave superiore non è passiva: dopo la separazione dal booster, Starship vola con sei motori Raptor, tre ottimizzati per il livello del mare e tre Raptor Vacuum per l’ambiente spaziale. Ars Technica ha descritto la disposizione dei motori del volo 14, chiarendo anche perché un problema su un singolo motore non abbia impedito l’inserzione orbitale: il motore usato per la manovra finale non era quello che si era spento prematuramente durante l’ascesa.

Il volo 14 ha trasformato il test in missione orbitale

Il salto più importante è arrivato il 28 settembre 2026, con il quattordicesimo volo integrato. Secondo la pagina di missione di SpaceX dedicata a Flight 14, l’obiettivo era portare Starship per la prima volta in orbita, completare più orbite intorno alla Terra e dispiegare 26 satelliti Starlink V3. Le missioni precedenti avevano seguito traiettorie suborbitali “passivamente sicure”, pensate per rientrare anche in caso di anomalie senza lasciare il veicolo in orbita.

Il profilo pianificato era ambizioso: circa 275 chilometri di quota, quasi 10 ore di volo, sei orbite e ammaraggio nel Pacifico a ovest del Cile. Nella realtà, come hanno riportato Associated Press e Ars Technica, il volo è stato abbreviato per prudenza dopo problemi ai motori: Starship ha comunque raggiunto la velocità orbitale, ha dispiegato i satelliti e ha effettuato un rientro controllato, ma è rientrata dopo poche ore invece della durata prevista inizialmente.

Il dettaglio tecnico più significativo è l’accensione finale per l’inserzione orbitale. Ars Technica ha riportato che un Raptor selezionato per la manovra si è riacceso per 19 secondi, aggiungendo circa 204 miglia orarie alla velocità della nave e portandola a un’orbita stabile a circa 171 miglia, cioè 276 chilometri. È un margine apparentemente piccolo rispetto alla velocità orbitale complessiva, ma è il tratto che separa un volo quasi orbitale da una missione effettivamente in orbita terrestre bassa.

Perché servono dimensioni così grandi

La prima applicazione concreta è Starlink. I satelliti V3 sono molto più grandi e capaci delle generazioni lanciate da Falcon 9. La pagina Starlink dedicata alla nuova generazione indica array solari con circa il doppio della potenza rispetto ai V2 e chip modem con un aumento di capacità gestita per chip di circa 64 volte; SpaceX ha indicato per ogni satellite V3 un contributo di 1 Tbps alla capacità della costellazione. Nel volo 14, i 26 satelliti hanno quindi aggiunto una capacità teorica complessiva di 26 Tbps, ma la traduzione in velocità per gli utenti dipenderà da orbite operative, densità locale della domanda, terminali e autorizzazioni nazionali.

Per il mercato italiano, il punto non è che una singola missione renda automaticamente più veloce ogni abbonamento. L’effetto più plausibile riguarda copertura rurale, backup per imprese, connettività marittima, aeronautica e reti d’emergenza, cioè i casi in cui l’aumento di capacità orbitale può ridurre congestione e latenza percepita. La stessa utilità vale per aziende che operano fuori dalle aree servite da fibra stabile, ma resta vincolata alla regolazione nazionale, alla disponibilità commerciale di Starlink e alla distribuzione dei satelliti sulle orbite utili all’Europa.

La seconda applicazione è il riuso. SpaceX non progetta Starship come un razzo usa e getta: l’obiettivo dichiarato è recuperare sia Super Heavy sia la nave superiore con le braccia della torre di lancio, riducendo tempi e costi di ricondizionamento. La Federal Aviation Administration descrive Starship/Super Heavy come un sistema a due stadi destinato a lanci suborbitali e orbitali da Boca Chica, con test di serbatoi, prove statiche e infrastrutture dedicate. La scala del veicolo obbliga però a trasformare il sito di lancio in una fabbrica operativa, non in una semplice rampa.

Il nodo lunare: senza rifornimento orbitale Starship non va sulla Luna

La terza applicazione è Artemis. NASA ha scelto una versione lunare di Starship, chiamata Starship Human Landing System, per trasportare astronauti dalla regione orbitale lunare alla superficie e ritorno. La pagina NASA sui Human Landing Systems descrive il lander SpaceX come un veicolo alto circa 50 metri, con ascensore per trasferire equipaggio e carichi tra cabina e suolo lunare. Ma il lander non può fare tutto con un solo lancio.

La ragione è energetica: Starship consuma una quota rilevante del propellente già per arrivare in orbita terrestre. Per una missione lunare, la nave deve essere rifornita nello spazio da altre Starship cisterna e, secondo l’architettura NASA, da un deposito di propellente. Il Government Accountability Office ha indicato il trasferimento criogenico in orbita come uno dei principali rischi tecnici per il programma HLS: è una tecnologia abilitante, ma richiede dimostrazioni su scala molto superiore a quelle già provate.

Il programma Artemis è stato anche riorganizzato. NASA ha spiegato che Artemis III diventerà nel 2027 una missione in orbita terrestre bassa per testare rendezvous e agganci con lander commerciali, inclusa una Starship Version 3 di prova lanciata dalla Florida. Il ritorno umano sulla superficie lunare è ora associato alla campagna successiva, con l’obiettivo dichiarato del 2028. Questo sposta Starship da semplice razzo a nodo infrastrutturale di una sequenza più ampia di lanci, agganci e trasferimenti di propellente.

I limiti: motori, ambiente e certificazione

Il volo 14 ha mostrato progressi e fragilità nello stesso momento. Da un lato, l’orbita e il dispiegamento dei satelliti sono risultati raggiunti; dall’altro, un motore della nave si è spento prima del previsto e SpaceX ha deciso di accorciare la missione. Ars Technica ha segnalato anche problemi su Raptor nelle campagne precedenti con la generazione Raptor 3. È una differenza importante rispetto alla narrativa del “razzo più potente”: la potenza disponibile non coincide ancora con affidabilità operativa certificata.

La memoria del primo volo integrato del 20 aprile 2023 resta centrale per capire la cautela regolatoria. L’esplosione e i danni alla rampa non furono un dettaglio collaterale: la FAA chiuse l’indagine imponendo 63 azioni correttive, incluse modifiche al veicolo, alla rampa e ai processi di revisione. Engadget ricorda i detriti dispersi su 385 acri; documenti successivi FAA parlarono anche di polveri e detriti su un’area più ampia intorno al sito. Da allora SpaceX ha modificato la rampa, ma ogni aumento di cadenza riapre il tema di rumore, chiusure stradali, habitat costieri e rischio di debris.

Il tema della sicurezza pesa anche su Artemis. L’Office of Inspector General della NASA ha rilevato nel marzo 2026 ritardi, difficoltà tecniche e lacune nelle analisi di sopravvivenza dell’equipaggio per i lander commerciali. Il punto non è che Starship sia esclusa: al contrario, è uno degli elementi chiave del programma. Ma NASA deve certificare un sistema che, per funzionare sulla Luna, richiede una catena di operazioni mai eseguita prima in forma completa.

Cosa guardare adesso

Al 1 novembre 2026, il prossimo passaggio tecnico è Flight 15. Secondo Space.com, il booster Booster 22 ha completato il 25 ottobre 2026 una prova statica con tutti i 33 Raptor 3 per circa 15 secondi. Pochi giorni dopo, la nave Ship 42 ha eseguito una prova a sei motori e una separata accensione singola per simulare il deorbit burn, come riportato da Space.com.

Flight 15 dovrebbe servire a spingere oltre il riuso, con la possibile prima cattura della nave superiore alla torre di lancio, ma l’obiettivo resta subordinato a licenze, profilo di sicurezza e valutazioni finali dopo il volo orbitale. Nel frattempo SpaceX deve dimostrare voli orbitali di durata maggiore, rientri ripetibili, rifornimento in orbita e capacità di lanciare dalla Florida. È qui che la grandezza di Starship diventa il vero test: non costruire il razzo più potente una volta, ma farlo volare spesso, senza trasformare ogni missione in un evento sperimentale isolato.

Domande e risposte

Quanto è alto il razzo Starship di SpaceX?

Starship, nella configurazione completa con booster Super Heavy e nave superiore, misura circa 407 piedi, cioè 124 metri. Il booster rappresenta la parte più alta della pila, mentre la nave Starship è lo stadio superiore. Il sistema ha un diametro di circa 9 metri.

Quanta spinta produce Starship al decollo?

La spinta al decollo dichiarata per Super Heavy è circa 18,1 milioni di libbre-forza, generata da 33 motori Raptor. È più del doppio degli 8,8 milioni di libbre-forza del NASA SLS Block 1 e superiore ai 7,5 milioni del Saturn V.

Starship è già un razzo operativo o ancora sperimentale?

Dopo il volo del 28 settembre 2026, Starship ha raggiunto l’orbita e dispiegato satelliti reali, ma resta in fase di sviluppo. SpaceX deve ancora dimostrare recupero ripetibile dei due stadi, voli orbitali lunghi, rifornimento in orbita e affidabilità sufficiente per missioni NASA con equipaggio.

Perché Starship deve fare rifornimento in orbita per andare sulla Luna?

Starship consuma gran parte del propellente per raggiungere l’orbita terrestre. La versione lunare per Artemis deve quindi essere rifornita da altre Starship cisterna e da un deposito orbitale prima di dirigersi verso la Luna. NASA e GAO indicano il trasferimento criogenico come una delle sfide tecniche principali.

Quando sarà il prossimo test importante di Starship?

Dopo Flight 14, SpaceX ha preparato Flight 15 con Booster 22 e Ship 42: il booster ha completato una prova statica a 33 motori il 25 ottobre 2026, mentre Ship 42 ha testato i suoi sei motori pochi giorni dopo. Il prossimo obiettivo è avanzare verso il recupero della nave superiore.

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Scritto da

Francesco Giuliani

Fondatore e direttore editoriale de Il Modello

Francesco Giuliani è un imprenditore, sviluppatore e innovatore italiano attivo nel settore dell'intelligenza artificiale, dell'editoria digitale e della comunicazione. È fondatore e CEO di Faraday AI Studio, agenzia italiana specializzata in soluzioni AI per imprese, reputazione digitale e difesa.

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