SpaceX, svolta per Starship: completati l'inserimento orbitale e il primo rilascio di carico commerciale
Il quattordicesimo volo integrato di Starship segna un passaggio cruciale per SpaceX: il veicolo ha raggiunto l'orbita terrestre per la prima volta, rilasciando 26 satelliti Starlink V3. Nonostante le anomalie e il rientro anticipato, il successo apre la strada a una nuova fase.
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Starship è entrata in orbita terrestre per la prima volta. Il quattordicesimo volo integrato del sistema di SpaceX è decollato da Starbase, nel Texas meridionale, alle 7:48:59 locali — le 14:48:59 in Italia — e ha conseguito i due obiettivi che separavano il programma dalla sua successiva fase industriale: l’inserimento orbitale della Ship, cioè lo stadio superiore, e il rilascio di 26 satelliti commerciali Starlink V3. La missione non ha completato il profilo inizialmente previsto, ma ha trasformato un programma finora suborbitale in un sistema che ha dimostrato di poter mettere un carico utile in orbita. SpacePolicyOnline e Aerospace America confermano il successo dell’inserimento e del dispiegamento.
Il risultato va letto per quello che è: una tappa tecnica rilevante, non l’arrivo di un veicolo operativo e riutilizzabile. Prima del 28 settembre, i precedenti 13 voli integrati avevano seguito traiettorie suborbitali, programmate per riportare il veicolo nell’atmosfera senza una permanenza in orbita. Il piano originario di Flight 14 prevedeva invece sei rivoluzioni attorno alla Terra a circa 275 chilometri di quota, con un ammaraggio nel Pacifico a ovest del Cile dopo quasi dieci ore. Il profilo effettivo si è concluso nel Pacifico settentrionale dopo 3 ore, 8 minuti e 27 secondi, in anticipo rispetto al programma. Space.com aveva ricostruito il piano di missione; il resoconto successivo di SpacePolicyOnline documenta il rientro anticipato.
Durata prevista e durata effettiva del Flight 14
- Piano di missione
- Volo effettivo
Che cosa è accaduto durante il Flight 14
Il lancio non è stato privo di anomalie. Poco dopo il decollo, il booster Super Heavy ha perso un motore, senza che questo compromettesse la prestazione del primo stadio. Separata la Ship, un motore Raptor Vacuum dello stadio superiore si è spento prima del previsto durante l’ascesa. A quel punto il controllo missione ha valutato se mantenere una traiettoria suborbitale, come nei voli precedenti, oppure procedere con la manovra d’inserimento. La scelta è stata di entrare comunque in orbita, dopo aver verificato lo stato degli altri motori necessari per la manovra orbitale e per il rientro. SpacePolicyOnline riferisce che la Ship ha poi completato l’inserimento e che il payload è stato rilasciato.
Il booster non ha tentato il recupero alla torre di lancio. Ha effettuato un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico circa sette minuti dopo il decollo, mentre la Ship ha proseguito verso l’orbita. Era una scelta deliberata: prima del Flight 14, SpaceX aveva spiegato di voler verificare modifiche ai filtri dei motori e al software di riaccensione, introdotte dopo problemi registrati nella fase terminale del rientro del booster nel test di luglio. Il ritorno ai “chopstick”, i bracci meccanici della torre impiegati per catturare il Super Heavy, è dunque rimasto fuori dal profilo di questa missione. Ars Technica aveva anticipato le modifiche e l’ammaraggio; Scientific American sottolinea che nessuno dei due stadi aveva in programma una cattura alla torre.

Una volta in orbita, il portellone del vano di carico si è aperto e i 26 Starlink V3 sono stati rilasciati in circa mezz’ora. È la differenza economica sostanziale rispetto alle precedenti dimostrazioni di rilascio: i satelliti non erano più destinati a rientrare insieme alla Ship su una traiettoria suborbitale, ma a entrare nella costellazione operativa. Secondo la ricostruzione dell’American Institute of Aeronautics and Astronautics, i satelliti trasmettevano come previsto dopo il rilascio.
Il rientro anticipato è stato prudenziale: l’accensione incompleta del Raptor Vacuum in salita non ha impedito il raggiungimento dell’orbita, ma ha reso poco sensato prolungare una missione progettata anche per raccogliere dati. La Ship ha eseguito una manovra di deorbitazione, ha attraversato l’atmosfera e ha ammarato nel Pacifico settentrionale, in prossimità delle Hawaii. Il veicolo si è inizialmente posato in posizione verticale, poi si è ribaltato ed è esploso per il rilascio dei propellenti residui: un esito atteso per un mezzo non recuperato, ma che ribadisce quanto sia distante il traguardo della riutilizzabilità rapida e ripetuta. Aerospace America registra il completamento del rientro controllato e la durata complessiva del volo.
Perché i 26 Starlink V3 contano più del numero
Il primo carico orbitale di Starship non è un semplice banco di prova per il dispenser dei satelliti. I Starlink V3 sono progettati per aumentare in modo netto la capacità della rete a banda larga di SpaceX: ogni unità punta a 1 Tbps di capacità in downlink e 160 Gbps in uplink. Rispetto alla generazione V2, SpaceX indica un incremento di circa dieci volte nella capacità in download e di circa ventidue volte in upload, oltre a 2.048 fasci per ciascuna direzione contro i 192 in downlink e i 144 in uplink dei V2. Sono specifiche dichiarate dal produttore, non misurazioni indipendenti in servizio, ma chiariscono perché la capacità di carico di Starship è centrale per l’economia della costellazione. La scheda tecnica ufficiale di Starlink Version 3 Satellites dettaglia le prestazioni dichiarate.
Capacità dichiarata dei satelliti Starlink V3 rispetto ai V2Valori in volte rispetto a V2
- Downlink
- Uplink
Per SpaceX il punto non è soltanto portare in orbita 26 satelliti in una missione: è dimostrare che Starship può diventare il vettore per una nuova generazione di payload più pesanti e più capaci di quelli oggi lanciati dai Falcon 9. La società aveva già legato il passaggio orbitale alla possibilità di iniziare lo sviluppo della riutilizzabilità completa e rapida del sistema. Finché Ship e Super Heavy non potranno tornare, essere ispezionati e rilanciati con frequenza, il vantaggio di scala resterà potenziale; con il Flight 14, però, il programma ha superato il primo ostacolo fisico e operativo: mantenere un carico commerciale in orbita. La pagina lanci di SpaceX riporta Flight 14 come missione Starship del 28 settembre da Pad 2 di Starbase.
Per utenti e imprese italiane non cambia nell’immediato la disponibilità del servizio Starlink, né SpaceX ha annunciato nuove tariffe, nuovi piani o parametri di copertura specifici per l’Italia. Il significato pratico è indiretto: una costellazione con satelliti più capaci può aumentare la capacità disponibile nei mercati già serviti e rendere più sostenibile, nel tempo, l’espansione della rete per connettività fissa, mobilità, marittimo e collegamenti d’emergenza. Il passaggio cruciale sarà verificare in orbita la reale affidabilità dei V3 e la cadenza con cui Starship riuscirà a portarli nello spazio.
Dal test orbitale al veicolo riutilizzabile: ciò che manca
La Ship impiegata nel Flight 14 era alta circa 52 metri; con il Super Heavy, il sistema completo raggiunge 124 metri. È la terza generazione del veicolo, sviluppata per spostare in avanti prestazioni, capacità di carico e robustezza del sistema termico. Nella preparazione della missione, SpaceX aveva previsto anche il primo riutilizzo di due piastrelle termiche recuperate da Ship 40, insieme a nuovi punti di fissaggio e a elementi curvi pensati per limitare il riscaldamento nelle fessure dello scudo. Tre satelliti V3 imbarcati erano inoltre dotati di telecamere per osservare lo scudo termico durante il rientro. Ars Technica ha descritto gli interventi, mentre Aerospace America conferma il ruolo delle telecamere nel test.
La cronologia spiega la cautela. Starship ha debuttato il 20 aprile 2023; i voli successivi hanno prodotto risultati incrementali, inclusi ammaraggi controllati dei due stadi e catture del booster alla torre, ma anche perdite di veicoli e pause per indagini regolatorie. Il salto dall’architettura sperimentale a un lanciatore ad alta frequenza richiede dunque una sequenza molto più difficile dell’ingresso in orbita: affidabilità motori, rientro termico ripetibile, recupero di Ship e Super Heavy, ispezione rapida, riutilizzo e una filiera di lancio capace di sostenere ritmi ravvicinati.
La portata strategica si vede soprattutto nel contratto con la NASA. Starship è il sistema scelto da SpaceX per la variante Human Landing System, destinata a trasportare gli astronauti dalla configurazione orbitale lunare alla superficie. Il problema non è soltanto arrivare sulla Luna: il lander deve essere rifornito in orbita terrestre con propellenti criogenici trasferiti da altri Starship. L’ufficio ispettivo della NASA stima che serviranno più di dieci voli tanker, avviati oltre 200 giorni prima della missione con una cadenza-obiettivo di un lancio ogni sei giorni. Il rapporto dell’Office of Inspector General della NASA evidenzia però che il trasferimento criogenico tra due veicoli non è stato ancora dimostrato nello spazio.
Il documento dell’ispettorato individua due rischi concreti: SpaceX deve provare il trasferimento di propellente fra veicoli e deve dimostrare tempi di riutilizzo della rampa compresi fra 12 e 24 giorni, inferiori a quanto finora certificato. La NASA valuta inoltre che ciascun incidente importante possa avere un impatto di uno-tre mesi sul calendario. Il Flight 14 riduce l’incertezza sulla capacità di arrivare in orbita con un payload, ma non risolve né il rifornimento criogenico né la frequenza operativa che la missione lunare richiederà. È questo il confine tra un successo di sviluppo e un sistema pronto per l’esplorazione con equipaggio.
Alla vigilia, il carattere spartiacque del tentativo era stato evidenziato da HuffPost Italia e da La Stampa; il video de Il Sole 24 Ore aveva seguito la preparazione del quattordicesimo volo. Il decollo, inizialmente previsto non prima del 22 settembre e rinviato al 28 senza una spiegazione pubblica dettagliata, ha quindi confermato la posta in gioco: il programma non deve più dimostrare soltanto di saper salire nello spazio, ma di poter costruire un’infrastruttura orbitale con ritorni e rilanci affidabili. Space.com aveva riportato il rinvio di sei giorni.
Domande e risposte
Starship ha davvero completato il suo primo volo orbitale?
Sì. Il 28 settembre 2026 Starship ha raggiunto l’orbita terrestre per la prima volta nel Flight 14, dopo 13 voli integrati rimasti su traiettorie suborbitali. Non ha però completato le sei orbite previste: dopo un’anomalia a un Raptor Vacuum, la missione è stata ridotta a 3 ore, 8 minuti e 27 secondi.
Quanti satelliti Starlink V3 ha rilasciato Starship e che cosa cambia?
La Ship ha rilasciato 26 satelliti Starlink V3, i primi destinati a entrare nella costellazione operativa dopo un lancio Starship. SpaceX attribuisce a ogni V3 fino a 1 Tbps di downlink e 160 Gbps di uplink: circa 10 volte e 22 volte, rispettivamente, i valori dichiarati per la generazione V2.
Perché Starship è rientrata dopo tre ore invece delle dieci previste?
Durante l’ascesa del Flight 14, il 28 settembre 2026, uno dei tre motori Raptor Vacuum della Ship si è spento prima del previsto. SpaceX ha comunque scelto l’inserimento orbitale e il rilascio dei 26 satelliti, ma ha anticipato il rientro nel Pacifico settentrionale anziché proseguire fino al previsto ammaraggio a ovest del Cile.
Che cosa deve ancora dimostrare Starship per le missioni Artemis della NASA?
Per la variante lunare di Starship restano da dimostrare il trasferimento criogenico di propellente tra veicoli in orbita, il recupero ripetuto dei due stadi e ritmi di lancio elevati. La NASA stima oltre 10 missioni tanker, avviate più di 200 giorni prima della missione, con un obiettivo di un volo ogni sei giorni.
Per me il Flight 14 segna un passaggio concreto: SpaceX ha smesso di testare soltanto una promessa e ha iniziato a verificare un’infrastruttura orbitale con un carico utile reale. Il rientro anticipato non ridimensiona l’esito; dimostra piuttosto che il controllo missione ha privilegiato la raccolta di dati e la sicurezza rispetto alla spettacolarità di un profilo nominale.
La sfida più interessante arriva adesso. Starship dovrà rendere ripetibili tre operazioni che oggi restano eccezionali: rientrare, essere recuperata e ripartire rapidamente. Se SpaceX trasformerà la capacità di carico dei V3 in una cadenza affidabile, la concorrenza nello spazio cambierà non per un singolo lancio, ma per l’abbassamento strutturale del costo e del tempo necessari per costruire servizi orbitali.
Per l’Europa e per l’Italia è un segnale da osservare con pragmatismo. Non basta assistere alla crescita di una nuova piattaforma americana: servono satelliti, componenti, servizi di osservazione e telecomunicazione, competenze software e contratti capaci di agganciarsi a una filiera che si sta espandendo. Il valore del Flight 14 è aver reso questo scenario più vicino e, soprattutto, misurabile.
Fonti verificate

Francesco Giuliani
Fondatore e direttore editoriale de Il Modello
Francesco Giuliani è un imprenditore, sviluppatore e innovatore italiano attivo nel settore dell'intelligenza artificiale, dell'editoria digitale e della comunicazione. È fondatore e CEO di Faraday AI Studio, agenzia italiana specializzata in soluzioni AI per imprese, reputazione digitale e difesa.
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