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Trump vuole creare una “AI Force”: obiettivi, poteri e cosa cambia per l’intelligenza artificiale negli USA

Donald Trump annuncia la creazione di una "AI Force" e di un "AI Czar". La proposta, priva di dettagli su struttura e poteri, solleva interrogativi sulle sue reali implicazioni.

Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

Fondatore e direttore editoriale de Il Modello

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Trump now says he wants to form an ‘AI Force’

Donald Trump vuole creare una “AI Force” per sostenere e sorvegliare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti, ma al momento l’annuncio è più una dichiarazione politica che un provvedimento operativo. Il presidente lo ha scritto il 19 settembre 2026 su Truth Social, promettendo anche la nomina “nel prossimo futuro” di un nuovo “AI Czar” e paragonando l’iniziativa alla Space Force nata nel suo primo mandato. Nel post non compaiono però un atto esecutivo, una base legislativa, un bilancio, una catena di comando o una data di avvio: sono gli elementi che oggi separano l’idea da una vera istituzione federale, come hanno rilevato anche The Verge, CBS News e ABC News.

La frase chiave del messaggio è doppia: da una parte Trump promette di non “ostacolare” né “soffocare” la crescita dell’industria; dall’altra dice che il governo cercherà ciò che considera “male” usando il sistema giudiziario civile e penale già esistente. È una posizione coerente con la linea di deregolazione adottata dalla Casa Bianca dal gennaio 2025, ma arriva in un momento in cui una parte crescente dell’industria, inclusi dirigenti di grandi laboratori AI, chiede più controlli preventivi sui modelli di frontiera. Nel post originale, Trump ha aggiunto che l’AI potrebbe diventare più importante di Internet e arrivare “possibilmente” fino al 25% del PIL statunitense, senza indicare una metodologia o uno studio a supporto di quella stima pubblicata su Truth Social.

Che cosa ha annunciato davvero Trump

Nel suo messaggio, Trump non parla di un’agenzia già costituita. Dice di “formare” una AI Force, “molto simile” alla Space Force, e di voler annunciare un AI Czar in tempi brevi. La scelta delle parole conta: “force” può indicare una task force interagenzia, un ufficio di coordinamento, una struttura nel Dipartimento della Difesa o un nuovo organismo civile. Ma nessuna di queste ipotesi è stata confermata dalla Casa Bianca con documenti ufficiali successivi all’annuncio. The Hill ha sottolineato che Trump non ha spiegato funzioni, poteri o collocazione amministrativa della nuova entità.

L’annuncio è stato preceduto, nello stesso giorno, da un post più eccentrico: Trump ha proposto di rinominare l’artificial intelligence, sostenendo che l’espressione sarebbe poco elegante e imprecisa. Le opzioni offerte ai suoi follower erano “Superior Intelligence”, “Extreme Intelligence” e “Supreme Intelligence”, secondo la ricostruzione di TechCrunch. Quella parte è soprattutto comunicazione politica; la parte istituzionale è invece l’idea di sostituire il precedente ruolo di coordinamento affidato a un “czar” con una struttura più visibile e potenzialmente più ampia.

Il precedente immediato è David Sacks, investitore della Silicon Valley nominato nel dicembre 2024 come consigliere della Casa Bianca per AI e criptovalute. Sacks ha lasciato il ruolo formale nel marzo 2026 dopo aver raggiunto il limite di 130 giorni previsto per gli special government employees, passando alla co-presidenza del President’s Council of Advisors on Science and Technology insieme a Michael Kratsios. Il nuovo “AI Czar” annunciato da Trump potrebbe quindi recuperare una funzione già sperimentata: coordinare le agenzie, parlare per l’amministrazione e tradurre la linea politica in direttive per imprese, procurement federale, sicurezza nazionale e rapporti internazionali secondo la ricostruzione di The Hill.

Il parallelo con Space Force ha un limite giuridico enorme

Il paragone con la U.S. Space Force è politicamente efficace, ma istituzionalmente impegnativo. La Space Force non è nata solo da un annuncio: è stata istituita il 20 dicembre 2019, quando il presidente firmò il National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2020, creando il sesto ramo delle forze armate statunitensi all’interno del Department of the Air Force. La sua missione, la catena gerarchica e il finanziamento passano quindi dal Congresso e dal bilancio della difesa, non da un semplice post presidenziale come ricorda la stessa Space Force.

Se la futura AI Force fosse una struttura civile di coordinamento, Trump potrebbe muoversi più rapidamente tramite ordine esecutivo, memorandum presidenziale o riorganizzazione interna della Casa Bianca. Se invece l’obiettivo fosse creare qualcosa di assimilabile a un nuovo corpo militare o a una forza federale con poteri autonomi, servirebbe quasi certamente un passaggio legislativo. È il punto più delicato dell’annuncio: la parola “Force” suggerisce capacità operative, ma senza definire se l’oggetto sia difesa, sicurezza informatica, standard tecnici, appalti pubblici, contrasto agli abusi o sostegno industriale.

La linea della Casa Bianca: accelerare, non frenare

L’idea della AI Force si inserisce in una strategia già scritta. Il 23 gennaio 2025, Trump ha firmato l’Executive Order 14179, “Removing Barriers to American Leadership in Artificial Intelligence”, che ha indicato come politica federale il mantenimento della “dominanza globale” degli Stati Uniti nell’AI e ha ordinato la preparazione di un piano d’azione entro 180 giorni. L’ordine ha anche avviato la revisione delle misure adottate sotto la precedente amministrazione, considerate dalla nuova Casa Bianca un ostacolo all’innovazione secondo il testo pubblicato nel Federal Register.

Quel piano è arrivato nel luglio 2025 con Winning the Race: America’s AI Action Plan. Il documento organizza la politica AI statunitense in tre pilastri: accelerare l’innovazione, costruire infrastruttura per l’AI e guidare diplomazia e sicurezza internazionale. Dentro ci sono obiettivi molto concreti: promuovere modelli open-weight, favorire l’adozione dell’AI nel governo federale, rafforzare le valutazioni tecniche, spingere l’uso nel Dipartimento della Difesa e sostenere la capacità energetica necessaria ai data center come sintetizza AI.gov e come dettaglia il documento ufficiale della Casa Bianca.

Due ordini esecutivi del 23 luglio 2025 aiutano a capire che cosa potrebbe fare una AI Force, se mai venisse formalizzata. Il primo, l’Executive Order 14318, accelera i permessi federali per i data center dedicati ad AI e per l’infrastruttura energetica collegata; definisce come “Data Center Project” una struttura che richiede più di 100 megawatt di nuovo carico elettrico per inferenza, addestramento, simulazione o generazione di dati sintetici. Il secondo, l’Executive Order 14320, istituisce un programma per esportare pacchetti AI americani “full stack”, comprendendo chip, server, cloud, modelli, cybersecurity e applicazioni settoriali nel testo sui data center e nell’ordine sull’export tecnologico.

Il nodo data center: crescita economica contro consenso locale

La parte più controversa del messaggio di Trump riguarda i data center. Il presidente ha descritto le critiche a queste infrastrutture come un attacco politico all’AI e ha sostenuto che le comunità avrebbero tratto benefici da salari più alti, tasse più basse e strade più sicure. Il problema è che la contestazione locale negli Stati Uniti è diventata trasversale. Gallup, in un sondaggio condotto nel marzo 2026 su 1.000 adulti, ha rilevato che il 71% degli americani si oppone alla costruzione di un data center AI nella propria area; nello stesso sondaggio, l’opposizione a una centrale nucleare locale era al 53% secondo Gallup.

Opposizione locale negli Stati Uniti

  • Data center AI71%
  • Centrale nucleare53%
  • Fortemente contrari ai data center AI48%
Fonte: Gallup, marzo 2026

Il conflitto non è astratto. I residenti contestano consumo di elettricità, uso dell’acqua, rumore, pressione sulla rete, effetti sul paesaggio e ricadute sulle bollette. L’Associated Press ha raccontato casi in cui agricoltori conservatori, gruppi ambientalisti e cittadini senza una collocazione partitica comune si sono trovati dalla stessa parte contro nuovi progetti. È una frattura pericolosa per la strategia federale: Washington può velocizzare i permessi su terreni e procedure federali, ma molti impianti dipendono comunque da autorizzazioni locali, connessioni alla rete e accettazione politica nelle comunità ospitanti come documenta AP.

I numeri energetici spiegano perché il tema è entrato anche nella campagna per le elezioni di metà mandato del 2026. Il Lawrence Berkeley National Laboratory, in un rapporto prodotto per il Department of Energy, ha stimato che i data center hanno consumato circa il 4,4% dell’elettricità statunitense nel 2023 e potrebbero arrivare tra il 6,7% e il 12% entro il 2028. Un’analisi 2026 dell’Electric Power Research Institute ha alzato l’orizzonte al 2030, stimando una forchetta tra il 9% e il 17% della domanda elettrica nazionale secondo il DOE e secondo EPRI.

Quota dei data center sulla domanda elettrica USA

  • 20234,4%
  • 2028 minimo6,7%
  • 2028 massimo12%
  • 2030 minimo9%
  • 2030 massimo17%
Fonte: DOE/LBNL 2024; EPRI 2026

La battaglia sulla sicurezza: il punto di rottura con i laboratori AI

L’annuncio della AI Force arriva dopo una settimana in cui il dibattito sulla sicurezza dell’AI ha cambiato tono. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato a settembre 2026 il saggio We Must Pace the Frontier, sostenendo che l’industria debba rallentare il ritmo di miglioramento dei modelli più avanzati per lasciare tempo alle misure di sicurezza. Amodei cita rischi di perdita di controllo, abuso per cyberattacchi e biotecnologie, discontinuità economiche e una dinamica di corsa al ribasso spinta da incentivi commerciali nel suo intervento pubblico.

Secondo CNBC, anche Sam Altman di OpenAI ha sostenuto l’idea di requisiti federali coerenti per i laboratori di frontiera, avvertendo che nessuna pressione competitiva americana dovrebbe giustificare imprudenza. Altman ha indicato due scenari critici: perdita di controllo del futuro a favore dei sistemi AI o concentrazione eccessiva del potere in una singola persona o azienda. In questa cornice, la posizione di Trump è quasi opposta: non un rallentamento coordinato, ma un rafforzamento dell’industria nazionale e l’uso delle leggi esistenti contro comportamenti illeciti secondo CNBC.

La differenza non è solo lessicale. Le aziende che chiedono “pacing” puntano a controlli prima dell’addestramento o del rilascio dei modelli, audit indipendenti, standard comuni e soglie di sicurezza condivise. Trump sembra privilegiare un modello ex post: se un soggetto causa danni o viola la legge, intervengono tribunali, norme civili e penali. Per le imprese questo approccio può ridurre l’incertezza regolatoria nel breve periodo, ma lascia aperta una domanda tecnica: come gestire rischi che potrebbero emergere prima che un danno sia attribuibile, misurabile e perseguibile?

Stati Uniti contro Cina: il vantaggio esiste, ma non è assoluto

Trump ha scritto che gli Stati Uniti sono avanti rispetto alla Cina e al resto del mondo. La frase è sostenibile sul piano degli investimenti privati, meno se si guarda solo alle prestazioni dei modelli migliori. Lo Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence, nel 2026 AI Index Report, afferma che gli Stati Uniti continuano a guidare l’investimento privato in AI con un impegno 23 volte superiore a quello della Cina; lo stesso rapporto avverte però che le cifre private possono sottostimare la spesa cinese, dato il peso dei fondi pubblici e para-pubblici. Nel frattempo, il divario tra modelli statunitensi e cinesi si è ristretto in molte classifiche di performance secondo Stanford HAI.

Questo spiega perché la AI Force, se diventerà qualcosa di concreto, potrebbe non essere solo un organo di sicurezza. Potrebbe servire a coordinare export, standard, procurement pubblico, infrastrutture energetiche, filiere dei semiconduttori e accordi con alleati. L’ordine esecutivo sull’export del luglio 2025 parla esplicitamente di pacchetti completi di tecnologia AI americana da portare nei Paesi partner: hardware, cloud, dati, modelli, cybersicurezza e applicazioni. È una strategia industriale, non soltanto una politica digitale.

Che cosa cambia per aziende, sviluppatori e mercato italiano

Per le aziende italiane che usano cloud e modelli statunitensi, l’effetto immediato non sarà la nascita di un nuovo ente con cui interagire. Sarà piuttosto l’accelerazione di un orientamento già visibile: più capacità di calcolo negli Stati Uniti, più offerte integrate da provider americani e una spinta diplomatica a esportare stack completi verso alleati e partner. Questo può tradursi in maggiore disponibilità di servizi AI, più concorrenza tra piattaforme e strumenti più maturi per settori come manifattura, sanità, finanza, logistica e pubblica amministrazione.

Il vincolo europeo però non scompare. Dal 2 agosto 2026, la Commissione europea e le autorità nazionali hanno iniziato ad applicare parti rilevanti dell’AI Act, comprese nuove regole di trasparenza: chatbot e sistemi interattivi devono chiarire quando l’utente sta interagendo con AI, mentre deepfake e contenuti generati o alterati dall’AI devono essere etichettati in specifici casi. Alcuni obblighi per sistemi ad alto rischio arriveranno più avanti, fino al dicembre 2027, ma le imprese europee non possono adottare la linea americana come se bastasse per operare nel mercato UE secondo la Commissione europea e la pagina sull’AI Pact.

Per gli sviluppatori italiani, il messaggio pratico è doppio. Da un lato, l’ecosistema statunitense continuerà probabilmente a offrire API, modelli e infrastruttura con un ritmo molto aggressivo. Dall’altro, chi costruisce prodotti per clienti europei dovrà documentare uso dei dati, trasparenza verso l’utente, gestione dei rischi, cybersecurity, auditabilità e responsabilità del deployer. Una futura AI Force americana potrebbe semplificare l’accesso a strumenti statunitensi, ma non potrà sostituire le procedure di conformità richieste in Europa.

I punti ancora aperti

Le domande cruciali sono quattro. Primo: la AI Force sarà un ufficio della Casa Bianca, una task force tra agenzie o una struttura dentro il Dipartimento della Difesa? Secondo: il nuovo AI Czar avrà poteri di coordinamento effettivi o solo un ruolo politico e comunicativo? Terzo: la struttura si occuperà di sicurezza dei modelli, concorrenza, export, appalti, data center o di tutti questi dossier insieme? Quarto: il Congresso verrà coinvolto, soprattutto se il paragone con la Space Force dovesse trasformarsi in una proposta istituzionale vera.

Il calendario da seguire è ravvicinato. La prima data sarà l’annuncio del nome del nuovo AI Czar, promesso da Trump “nel prossimo futuro”. Poi bisognerà verificare se arriverà un ordine esecutivo, una richiesta di bilancio, una direttiva alle agenzie o una proposta legislativa. In parallelo, i contenziosi locali sui data center e l’applicazione dell’AI Act in Europa continueranno a incidere sulle decisioni delle imprese più di qualunque slogan: capacità di calcolo, permessi, energia, fiducia pubblica e compliance saranno i veri colli di bottiglia.

Domande e risposte

Che cosa significa la AI Force annunciata da Trump?

Per ora significa una proposta politica annunciata il 19 settembre 2026 su Truth Social. Trump ha detto di voler creare una “AI Force” e nominare un “AI Czar”, ma non ha indicato struttura, budget, poteri, sede istituzionale o data di avvio. Non risulta ancora un ordine esecutivo dedicato.

La AI Force sarà davvero come la Space Force?

Il paragone è incerto. La Space Force è diventata il sesto ramo delle forze armate il 20 dicembre 2019 tramite il National Defense Authorization Act, quindi con una base legislativa e un bilancio. Una AI Force simile richiederebbe probabilmente il Congresso; una task force civile potrebbe nascere più facilmente per via esecutiva.

Chi può diventare il nuovo AI Czar di Trump?

Trump non ha fatto nomi. Il precedente è David Sacks, nominato nel dicembre 2024 come AI e crypto czar e uscito dal ruolo formale nel marzo 2026 dopo il limite di 130 giorni per gli special government employees. Il nuovo incarico potrebbe coordinare agenzie, industria, export e sicurezza AI.

Perché i data center AI sono al centro dello scontro politico negli Stati Uniti?

Perché consumano molta energia, richiedono acqua e possono incidere su rete elettrica, rumore, territorio e bollette. Gallup ha rilevato nel marzo 2026 che il 71% degli americani si oppone a un data center AI nella propria area. Il DOE stima che i data center possano arrivare fino al 12% della domanda elettrica USA nel 2028.

La decisione di Trump cambia le regole per le aziende italiane che usano AI?

Non direttamente. Le aziende italiane continueranno a dover rispettare l’AI Act europeo: dal 2 agosto 2026 sono partite regole di trasparenza su chatbot, contenuti generati dall’AI e deepfake. La linea americana può aumentare l’offerta di servizi e infrastruttura, ma non sostituisce gli obblighi UE.

L'opinione di

Io vedo nella proposta di una AI Force un segnale interessante, a patto che non resti solo un’etichetta. Gli Stati Uniti hanno capito che l’intelligenza artificiale non è più un settore tecnologico tra gli altri: è infrastruttura industriale, leva geopolitica, capacità scientifica e questione di sicurezza nazionale. Dare coordinamento politico a tutto questo può essere utile, soprattutto se riduce duplicazioni tra agenzie e accelera decisioni oggi troppo frammentate.

La vera opportunità sarebbe costruire una struttura capace di unire velocità e fiducia. L’America ha forza di calcolo, capitale, università e imprese; l’Europa ha un impianto regolatorio più avanzato. Se la AI Force diventasse un ponte tra industria, ricerca, sicurezza, standard internazionali e alleati, anche l’Italia potrebbe beneficiarne: più accesso a tecnologie mature, più partnership industriali, più pressione competitiva sulle nostre imprese a usare l’AI in modo serio.

Il punto da non perdere è la qualità dell’esecuzione. Una politica AI efficace non nasce negando i rischi, ma trasformandoli in requisiti tecnici, audit, trasparenza e responsabilità. Se Washington saprà accelerare senza ignorare energia, sicurezza e consenso locale, la AI Force potrà diventare un modello operativo. Se resterà uno slogan, saranno le aziende più disciplinate — non le più rumorose — a guidare davvero il mercato.

Fonti verificate

Scritto da

Francesco Giuliani

Fondatore e direttore editoriale de Il Modello

Francesco Giuliani è un imprenditore, sviluppatore e innovatore italiano attivo nel settore dell'intelligenza artificiale, dell'editoria digitale e della comunicazione. È fondatore e CEO di Faraday AI Studio, agenzia italiana specializzata in soluzioni AI per imprese, reputazione digitale e difesa.

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